L'edonismo comprende una serie di prospettive filosofiche che fondamentalmente enfatizzano il piacere. L’edonismo psicologico presuppone che tutte le azioni umane siano guidate da un desiderio innato di massimizzare il piacere e minimizzare la sofferenza. Questo quadro egoistico implica che gli individui offrano assistenza agli altri esclusivamente quando anticipano un vantaggio personale. L'edonismo assiologico afferma che il piacere costituisce la fonte esclusiva del valore intrinseco. Di conseguenza, sostiene che altre entità, come la conoscenza o le risorse finanziarie, possiedono valore solo nella misura in cui generano piacere e alleviano il dolore. Questa prospettiva è ulteriormente classificata in edonismo quantitativo, che valuta esclusivamente l’intensità e la durata delle esperienze piacevoli, e edonismo qualitativo, che riconosce la qualità come un’ulteriore dimensione pertinente. Una dottrina strettamente correlata, l’edonismo prudenziale, sostiene che il benessere è determinato esclusivamente dalla presenza del piacere e dall’assenza del dolore. L’edonismo etico estende l’edonismo assiologico al regno della moralità, sostenendo che gli individui hanno l’obbligo morale di cercare il piacere e di evitare la sofferenza. Le iterazioni utilitaristiche sostengono la massimizzazione della felicità collettiva, mentre le varianti egoistiche propongono che ogni individuo debba perseguire esclusivamente il proprio piacere personale. Al di là del discorso accademico, l'edonismo viene talvolta utilizzato in senso peggiorativo per descrivere uno stile di vita egoistico caratterizzato dalla ricerca di una gratificazione immediata.
L'edonismo è una famiglia di visioni filosofiche che danno priorità al piacere. L’edonismo psicologico è la teoria secondo cui tutto il comportamento umano è motivato dal desiderio di massimizzare il piacere e minimizzare il dolore. Come forma di egoismo, suggerisce che le persone aiutano gli altri solo se si aspettano un vantaggio personale. L’edonismo assiologico è la visione secondo cui il piacere è l’unica fonte di valore intrinseco. Afferma che altre cose, come la conoscenza e il denaro, hanno valore solo nella misura in cui producono piacere e riducono il dolore. Questa visione si divide in edonismo quantitativo, che considera solo l’intensità e la durata dei piaceri, ed edonismo qualitativo, che identifica la qualità come un altro fattore rilevante. La posizione strettamente correlata dell'edonismo prudenziale afferma che il piacere e il dolore sono gli unici fattori di benessere. L’edonismo etico applica l’edonismo assiologico alla moralità, sostenendo che le persone hanno il dovere morale di perseguire il piacere ed evitare il dolore. Le versioni utilitaristiche affermano che l’obiettivo è aumentare la felicità generale per tutti, mentre le versioni egoistiche affermano che ogni persona dovrebbe perseguire solo il proprio piacere. Al di fuori del contesto accademico, edonismo è talvolta usato come termine peggiorativo per uno stile di vita egoistico che cerca una gratificazione a breve termine.
Gli edonisti generalmente interpretano il piacere e il dolore in modo espansivo, comprendendo qualsiasi esperienza soggettiva positiva o negativa. Sebbene storicamente concepite come sensazioni principalmente corporee, alcuni filosofi contemporanei le concettualizzano come atteggiamenti di attrazione o avversione diretti verso oggetti o contenuti mentali specifici. Il termine "felicità" è spesso utilizzato dagli edonisti per denotare l'equilibrio netto tra il piacere e il dolore. La soggettività intrinseca di questi fenomeni presenta sfide nel quantificare questo equilibrio e nel condurre confronti interpersonali. Il paradosso dell'edonismo e il tapis roulant edonistico rappresentano ipotetici impedimenti psicologici all'obiettivo edonistico di una felicità prolungata.
Essendo una delle dottrine filosofiche più antiche, l'edonismo era oggetto di discorso tra i Cirenaici e gli Epicurei nell'antica Grecia, la scuola Charvaka nell'antica India e lo Yangismo nell'antica Cina. La sua importanza diminuì durante il periodo medievale, ma riemerse come tema centrale in epoca moderna, in coincidenza con l'avvento dell'utilitarismo. Il XX secolo ha assistito all’emergere di diverse critiche contro l’edonismo, costringendo i suoi sostenitori a formulare nuove iterazioni progettate per affrontare queste obiezioni. Il concetto di edonismo conserva la sua importanza in numerose discipline, tra cui psicologia, economia ed etica animale.
Tipologie
La definizione edonismo comprende un insieme di prospettive riguardanti la funzione del piacere. Queste prospettive sono spesso classificate in edonismo psicologico, assiologico ed etico, in base al loro esame della relazione tra piacere e motivazione, valore o azione moralmente corretta, rispettivamente. Sebbene queste distinzioni siano prevalenti nel discorso filosofico contemporaneo, i pensatori precedenti non le delinearono in modo coerente e chiaro, integrando occasionalmente più punti di vista all’interno dei loro quadri teorici. Il ter 'piacere'. La sua prima apparizione documentata in lingua inglese risale al 1850.
Edonismo psicologico
L'edonismo psicologico, o motivazionale, presuppone che tutti gli sforzi umani siano diretti ad aumentare il piacere e mitigare il dolore. Ciò costituisce una prospettiva empirica sulla motivazione umana, che opera sia a livello conscio che a livello inconscio. L’edonismo psicologico è tipicamente interpretato come una manifestazione di egoismo, il che implica che gli individui si sforzano di migliorare il proprio benessere personale. Di conseguenza, suggerisce che la motivazione di un individuo ad assistere gli altri deriva esclusivamente dall’interesse personale, basato sull’anticipazione del guadagno personale. Come quadro teorico per la motivazione umana, l’edonismo psicologico non afferma che ogni comportamento culmina invariabilmente nel piacere. Ad esempio, un individuo con convinzioni errate o privo delle competenze richieste può tentare di generare piacere ma non riuscire a ottenere il risultato desiderato.
L'interpretazione convenzionale dell'edonismo psicologico presuppone che ogni motivazione derivi esclusivamente dalla ricerca del piacere e dall'evitamento del dolore. Tuttavia, alcuni sostenitori dell’edonismo psicologico offrono interpretazioni più circoscritte, suggerendo che le considerazioni relative al piacere e al dolore non sono gli unici fattori motivazionali, non influenzano universalmente tutte le azioni o sono soggette a limitazioni specifiche. Ad esempio, l’edonismo riflessivo o razionalizzante sostiene che la motivazione umana è governata esclusivamente dal piacere e dal dolore quando gli individui valutano consapevolmente i risultati complessivi. L'edonismo genetico rappresenta un'altra variante, riconoscendo che gli individui possono desiderare vari obiettivi oltre al piacere, ma affermando che ogni desiderio di questo tipo ha origine da un desiderio fondamentale di piacere. L'edonismo darwiniano chiarisce l'inclinazione verso la ricerca del piacere da un punto di vista evolutivo, postulando che gli impulsi edonistici si siano sviluppati come meccanismi adattivi per migliorare la sopravvivenza e la prosperità riproduttiva.
I sostenitori dell'edonismo psicologico spesso ne sottolineano il fascino intrinseco e la notevole capacità esplicativa. Essi sostengono che numerosi desideri mirano direttamente al piacere, mentre altri lo perseguono indirettamente promuovendone gli antecedenti. Un argomento parallelo della psicologia comportamentale presuppone che i comportamenti altruistici vengano acquisiti attraverso il condizionamento, in cui le azioni che portano al rinforzo positivo vengono rafforzate. Questa prospettiva sostiene che tutte le motivazioni fondamentali hanno origine da impulsi egoistici, ai quali sono contingenti tutte le motivazioni secondarie, compreso l’altruismo. Al contrario, i critici dell’edonismo psicologico presentano spesso controesempi apparenti in cui gli individui agiscono per motivi distinti dalla gratificazione personale. Esempi illustrativi includono atti di autentico altruismo, come il sacrificio di sé di un soldato su un campo di battaglia per proteggere i compagni o il desiderio di un genitore per la felicità dei propri figli. I critici identificano anche scenari non altruistici, come l’aspirazione alla fama postuma. La misura in cui questi casi possono essere reinterpretati come forme di comportamento di ricerca del piacere rimane una questione irrisolta. Inoltre, una critica della biologia evoluzionistica suggerisce che la motivazione altruistica è vantaggiosa per la sopravvivenza e la riproduzione. Questa prospettiva propone che la motivazione altruistica generi in modo più affidabile comportamenti essenziali, come le cure parentali, perché opera indipendentemente da meccanismi supplementari, come la convinzione di un individuo che le cure parentali producano piacere personale.
Edonismo assiologico
L'edonismo assiologico, o valutativo, presuppone che il piacere costituisca l'origine fondamentale di ogni valore. Questa prospettiva asserisce che entità diverse dal piacere possiedono valore esclusivamente nella misura in cui generano piacere o mitigano il dolore. Questo concetto viene comunemente chiarito attraverso la differenziazione tra valore intrinseco e valore strumentale. Un'entità ha valore intrinseco se è intrinsecamente buona o se il suo merito è indipendente da determinanti esterne; al contrario, un'entità possiede valore strumentale se serve come mezzo per raggiungere altri risultati desiderabili. Dal punto di vista dell'edonismo assiologico, solo il piacere ha valore intrinseco, poiché è considerato buono anche senza apportare alcun vantaggio esterno. Il denaro, al contrario, ha un valore meramente strumentale, data la sua utilità nell’acquisire altri beni utili ma la sua mancanza di valore intrinseco al di là di queste applicazioni. Il valore complessivo di un oggetto o di un'esperienza è determinato sia dai suoi attributi intrinseci che strumentali. In determinate circostanze, anche le esperienze spiacevoli, come un intervento chirurgico doloroso, possono essere considerate complessivamente benefiche se le loro ripercussioni positive, come evitare sofferenze future, sostituiscono il disagio immediato.
L'edonismo quantitativo sostiene che il valore intrinseco del piacere dipende esclusivamente dalla sua intensità e durata. Al contrario, gli edonisti qualitativi sostengono che la qualità intrinseca del piacere rappresenta un ulteriore fattore determinante. Affermano, ad esempio, che i piaceri intellettuali raffinati, come l'apprezzamento delle belle arti e la ricerca filosofica, possono possedere un valore maggiore rispetto alle gratificazioni corporee rudimentali, come il consumo di cibo e bevande, anche se i primi sono meno intensi.
L'edonismo prudenziale condivide una stretta affinità con l'edonismo assiologico, ma si rivolge specificamente al benessere, o a ciò che costituisce bene per un individuo. Presuppone che piacere e dolore siano i costituenti esclusivi del benessere, il che implica che la qualità della vita di una persona è determinata esclusivamente dall'equilibrio netto del piacere rispetto al dolore. È importante sottolineare che l'edonismo prudenziale accoglie l'idea che entità distinte dal benessere, come la bellezza o la libertà, possano possedere un valore intrinseco.
Sono stati avanzati vari argomenti sia a sostegno che contro l'edonismo assiologico. I sostenitori spesso sottolineano la nozione intuitiva che il piacere possiede un valore intrinseco e l'osservazione empirica che gli individui cercano il piacere intrinsecamente. Una prospettiva alternativa riconosce che le persone valorizzano entità che vanno oltre il piacere, come la verità e la bellezza, e si sforza di dimostrare che tutte le altre forme di valore hanno origine dal valore del piacere. Inoltre, un argomento presuppone che i termini buono e piacevole siano semanticamente equivalenti, suggerendo così che la ricerca del piacere è intrinsecamente sinonimo del perseguimento della bontà.
L'affermazione secondo cui la maggior parte dei piaceri possiede una qualche forma di valore è ampiamente indiscussa. Al contrario, i critici tipicamente contestano l’affermazione più assertiva secondo cui tutti i piaceri sono intrinsecamente preziosi o che il piacere costituisce l’unica origine del valore intrinseco. Alcuni filosofi sostengono che piaceri specifici, come quelli derivati da atti vergognosi o sadici, sono privi di valore o addirittura intrinsecamente negativi. Una critica distinta emerge dai pluralisti del valore, i quali sostengono che le entità oltre il piacere possiedono anche un valore intrinseco. Per dimostrare l’idea che la bellezza rappresenta un’ulteriore fonte di valore, G. E. Moore ha ideato un esperimento mentale mettendo a confronto due ipotetici mondi: uno caratterizzato da una bellezza eccezionale e l’altro da uno squallore totale. Moore postulava che il mondo meraviglioso conserva la sua superiorità anche in assenza di esseri senzienti che lo apprezzino. Un altro esperimento mentale significativo, concettualizzato da Robert Nozick, presenta una "macchina dell'esperienza" in grado di generare piaceri simulati. Nozick sosteneva che la maggior parte degli individui rifiuterebbe di trascorrere la propria vita in un'illusione così piacevole, sostenendo così che l'edonismo non riesce ad affrontare adeguatamente i valori di autenticità e di esperienza genuina.
Edonismo etico
L'edonismo etico, o normativo, presuppone che la ricerca del piacere e l'evitamento della sofferenza costituiscono i principi morali fondamentali che governano la condotta umana. Questa prospettiva suggerisce che altre considerazioni morali, come il dovere, la giustizia o la virtù, possiedono rilevanza esclusivamente nella misura in cui influiscono sull'esperienza del piacere e del dolore.
Le teorie dell'edonismo etico sono ampiamente classificate in varianti utilitaristiche ed egoistiche. L'edonismo utilitaristico, noto anche come utilitarismo classico, sostiene che la felicità di tutti gli individui ha un significato. Prescrive che un individuo debba massimizzare la felicità complessiva di tutti coloro che sono colpiti dalle sue azioni. Sebbene questo aggregato comprenda la felicità dell'agente, è semplicemente una componente tra tante, senza alcun peso preferenziale rispetto alla felicità degli altri. Di conseguenza, l’edonismo utilitaristico richiede occasionalmente che gli individui rinuncino al godimento personale per il maggior beneficio degli altri. Ad esempio, il filosofo Peter Singer sostiene che le persone ad alto reddito dovrebbero contribuire con una parte sostanziale dei loro guadagni a organizzazioni di beneficenza, dato che tali fondi possono generare maggiore felicità per chi ne ha bisogno.
L'edonismo egoistico presuppone che ogni individuo dovrebbe perseguire esclusivamente il proprio piacere. Da questa prospettiva controversa, un individuo possiede l’imperativo morale di considerare la felicità degli altri solo quando influenza direttamente il loro benessere personale. Ad esempio, se un individuo sperimenta stati emotivi avversi, come il senso di colpa, come conseguenza del danno agli altri, allora esiste una motivazione logica per astenersi dall’infliggere danno. Tuttavia, in questo quadro, un individuo sarebbe moralmente sanzionato, o addirittura obbligato, a infliggere danno ad altri se tali azioni aumentassero il proprio piacere complessivo.
L'edonismo etico è spesso integrato con il consequenzialismo, una dottrina che afferma che un'azione è moralmente corretta se produce i risultati più favorevoli. È comunemente associato all'edonismo assiologico, che correla il valore intrinseco delle conseguenze con l'esperienza del piacere e del dolore. Di conseguenza, numerosi argomenti sia a sostegno che contro l’edonismo assiologico sono ugualmente pertinenti all’edonismo etico. Inoltre, i sostenitori dell’edonismo utilitaristico sottolineano spesso la sua intrinseca imparzialità, la sua metodologia semplice e obiettiva per valutare i giudizi morali e la sua adattabilità a diverse situazioni. Al contrario, i critici spesso sostengono che l’edonismo utilitaristico impone requisiti di condotta eccessivamente stringenti e, in alcuni casi, fa precipitare l’ingiustizia subordinando i diritti individuali al benessere collettivo. Sottolineano ulteriormente le sfide pratiche inerenti alla valutazione completa di tutte le ramificazioni delle azioni legate al piacere.
Altri
L'edonismo estetico postula una teoria riguardante l'essenza del valore estetico o della bellezza. Questa prospettiva afferma che un'entità, come un paesaggio, un dipinto o una composizione musicale, possiede valore estetico se suscita piacere o gratificazione estetica negli individui. Caratterizzato come una teoria soggettiva, enfatizza le risposte umane a fenomeni esteticamente coinvolgenti. Questo punto di vista diverge dalle teorie oggettive, che sostengono che il valore estetico dipende esclusivamente da attributi oggettivi o indipendenti dalla mente degli oggetti, come la simmetria o la struttura armonica. Mentre alcuni sostenitori dell'edonismo estetico sostengono che tutte le forme di piacere contribuiscono al valore estetico di un oggetto, altri propongono una definizione più raffinata, suggerendo che il valore estetico è determinato esclusivamente dalle reazioni degli individui che possiedono un gusto coltivato.
Al di là delle discipline accademiche di filosofia e psicologia, il termine edonismo ha spesso una connotazione più ristretta e peggiorativa. Spesso definito edonismo popolare, questo utilizzo denota uno stile di vita incentrato principalmente sulla ricerca egoistica della gratificazione immediata. Ad esempio, un individuo impegnato in un'eccessiva indulgenza in attività come il sesso e l'uso di droghe, senza considerare le ripercussioni durature della sua condotta, esemplifica un comportamento edonistico in questo senso colloquiale. L’implicazione negativa di questo termine deriva da un percepito disprezzo o mancanza di lungimiranza riguardo ai potenziali danni o ramificazioni etiche di tali azioni. Gli esiti avversi possono influenzare sia l’individuo che la sua cerchia sociale, incidendo su aspetti come la salute, la sicurezza finanziaria, le relazioni interpersonali e i doveri civici. La maggior parte degli edonisti filosofici, tuttavia, contesta l'idea secondo cui uno stile di vita definito dall'edonismo popolare culmina infine in un benessere duraturo.
Principi fondamentali
Esperienze affettive: piacere e dolore
Piacere e dolore rappresentano esperienze umane fondamentali, delineando ciò che è attraente rispetto a ciò che è avversivo, influenzando così gli affetti, la cognizione e il comportamento umani. Queste sensazioni sono fondamentali in tutte le manifestazioni di edonismo. Sia il piacere che il dolore si manifestano in vari gradi, in correlazione con le rispettive intensità. Convenzionalmente, sono concettualizzati come esistenti su un continuum, che si estende dagli stati positivi, attraverso un punto neutro, fino agli stati negativi. Tuttavia, alcuni edonisti contestano la premessa secondo cui piacere e dolore costituiscono una diade simmetrica, proponendo invece che l'evitamento del dolore abbia un significato maggiore rispetto alla generazione del piacere.
La natura intrinseca del piacere e del dolore rimane oggetto di dibattito, influenzando la sostenibilità di diverse teorie edonistiche. Nel linguaggio comune questi concetti vengono spesso interpretati in modo restrittivo, legati a fenomeni particolari come la gratificazione derivata dal cibo e dal sesso o il disagio derivante da un danno fisico. Al contrario, gli edonisti abbracciano tipicamente una prospettiva espansiva, in cui piacere e dolore comprendono qualsiasi esperienza soggettiva positiva o negativa. In questo quadro più ampio, qualsiasi sensazione percepita come buona costituisce piacere, compreso il piacere di osservare un tramonto, mentre qualsiasi sensazione percepita come cattiva costituisce dolore, come il dolore associato alla perdita di una persona cara. Una posizione storicamente importante presuppone che piacere e dolore siano sensazioni corporee distinte, simili alle percezioni termiche. Tuttavia, una visione più prevalente nella filosofia contemporanea afferma che piacere e dolore rappresentano rispettivamente atteggiamenti di attrazione o avversione diretti verso oggetti o contenuti specifici. Questa prospettiva suggerisce che queste esperienze mancano di una localizzazione corporea fissa e non si manifestano in modo isolato, poiché sono invariabilmente orientate verso un oggetto che gli individui apprezzano o trovano angosciante.
Metodologie di quantificazione
Sia le discipline filosofiche che quelle psicologiche studiano metodologie per quantificare il piacere e il dolore per chiarire le loro eziologie e la loro influenza sui processi decisionali. Una tecnica frequentemente utilizzata prevede questionari di autovalutazione, in cui ai partecipanti viene chiesto di valutare numericamente la piacevolezza o la spiacevolezza di un'esperienza. Ad esempio, alcuni questionari utilizzano una scala Likert a nove punti, che va da -4 per le esperienze più spiacevoli a +4 per quelle più piacevoli. Alcune strategie di valutazione dipendono dal ricordo, spingendo gli individui a valutare retrospettivamente le loro esperienze passate. Una metodologia alternativa prevede che i partecipanti valutino le proprie esperienze in tempo reale, mitigando così i pregiudizi e le imprecisioni che possono derivare dai resoconti basati sulla memoria.
La quantificazione del piacere e del dolore presenta diverse difficoltà intrinseche, indipendentemente dalla forma specifica considerata. Data la loro natura profondamente soggettiva, stabilire una metrica standardizzata per questi fenomeni si rivela impegnativo. Inoltre, fare affidamento su scale costruite artificialmente per le esperienze auto-riferite potrebbe non catturare con precisione i veri stati soggettivi degli individui. Un problema correlato sorge nei confronti interindividuali, poiché persone diverse potrebbero interpretare e utilizzare tali scale in modo disparato, portando a valori divergenti anche per esperienze comparabili. I neuroscienziati tentano di aggirare alcuni di questi ostacoli attraverso tecniche di neuroimaging come le scansioni PET e la fMRI. Tuttavia, questa metodologia introduce una serie di complicazioni, principalmente perché i fondamenti neurologici della felicità rimangono non completamente chiariti.
Basandosi sulla premessa che le esperienze individuali di piacere e dolore sono quantificabili, Jeremy Bentham ha introdotto il calcolo edonistico. Questo metodo mirava ad aggregare vari episodi per determinare il loro impatto cumulativo sulla felicità complessiva. Bentham ipotizzò che la linea d'azione ottimale potesse essere identificata valutando quantitativamente le esperienze generate da ciascuna potenziale scelta. Per ogni esperienza piacevole, la struttura di Bentham incorporava diversi criteri: la sua intensità e durata, la probabilità che si verifichi, la sua vicinanza temporale, la sua propensione a indurre successive esperienze di piacere o dolore e la portata degli individui colpiti. Al contrario, alcune iterazioni semplificate del calcolo edonico danno priorità al valore personale intrinseco, concentrandosi prevalentemente su due soli fattori: intensità e durata.
Felicità, benessere ed eudaimonia
Alcuni teorici concettualizzano l'edonismo attraverso la lente della felicità, anziché concentrarsi esclusivamente sul piacere e sul dolore. Un’interpretazione prevalente definisce la felicità come l’eccedenza netta del piacere rispetto al dolore, il che implica che un individuo è felice quando predomina il piacere e infelice quando il bilancio complessivo è negativo. Tuttavia, esistono concettualizzazioni alternative della felicità che divergono dal quadro edonistico convenzionale. Una di queste prospettive identifica la felicità con la soddisfazione della vita, in cui un individuo è considerato felice se possiede una disposizione positiva verso la propria vita, come esprimere contentezza generale o ritenere che la propria vita sia generalmente buona. Sebbene l'equilibrio tra piacere e dolore possa influenzare questa disposizione, anche altri fattori possono contribuire alla sua formazione.
Il benessere, come metrica per il bene ultimo di un individuo, condivide uno stretto rapporto con la felicità. Una prospettiva comune pone il piacere come elemento costitutivo del benessere. Tuttavia, rimane oggetto di dibattito se il piacere costituisca l’unico fattore determinante e quali altri fattori, come la salute, la conoscenza e l’amicizia, potrebbero contribuire. Un quadro alternativo è incentrato sui desideri, affermando che il benessere si ottiene attraverso la loro soddisfazione. Il punto di vista specifico che identifica l'equilibrio tra piacere e dolore come fonte esclusiva di benessere è chiamato edonismo prudenziale.
L'eudaimonia, un concetto di benessere originario dell'antica filosofia greca, era alla base di numerose teorie morali di quell'epoca. Aristotele caratterizzò l'eudaimonia come uno stato di fioritura umana, raggiunto quando un individuo conduce una vita appagante e realizza il proprio potenziale intrinseco. Sebbene i quadri etici fondati sull'eudaimonia mostrino spesso somiglianze con l'edonismo, come l'attenzione alla felicità duratura, essi divergono per la forte enfasi sulle virtù e la difesa di uno stile di vita attivo incentrato sull'autorealizzazione.
Il paradosso dell'edonismo e il tapis roulant edonico
Il paradosso dell'edonismo presuppone che la ricerca diretta del piacere sia, in definitiva, controproducente. Questa tesi suggerisce che gli sforzi deliberati per raggiungere la felicità spesso si rivelano controproducenti, ostacolando così il benessere personale di un individuo. Un'interpretazione propone che il piacere sia generato più efficacemente come sottoprodotto dell'impegno in altre attività, piuttosto che essere l'obiettivo primario stesso. Ad esempio, questa prospettiva implica che un giocatore di tennis concentrato sulla vittoria di una partita potrebbe provare un divertimento maggiore rispetto a uno che tenta esclusivamente di massimizzare il proprio piacere. La precisa misura in cui è vero il paradosso dell'edonismo rimane oggetto di dibattito, dato che la ricerca diretta del piacere può, in alcuni casi, avere successo.
Il tapis roulant edonico, un fenomeno correlato, presuppone che gli individui ritornino a un livello stabile di felicità in seguito a significative alterazioni positive o negative nelle loro circostanze di vita. Questa teoria suggerisce che sebbene gli eventi favorevoli o avversi influenzino temporaneamente la felicità di una persona, non esercitano un impatto a lungo termine; invece, il livello generale di contentezza tende a tornare ai livelli di base man mano che gli individui si adattano alla nuova situazione. Ad esempio, gli studi che hanno coinvolto i vincitori della lotteria indicano un’iniziale ondata di felicità man mano che la ritrovata ricchezza migliora il loro tenore di vita, ma questo stato elevato ritorna in genere al suo livello originale entro circa un anno. Se accurato, questo effetto sovvertirebbe gli sforzi volti a promuovere la felicità a lungo termine, comprendendo sia gli sforzi personali per uno stile di vita sano sia le iniziative sociali volte a creare una società libera, giusta e prospera. Sebbene alcune prove empiriche supportino questo fenomeno, la portata della sua influenza e la sua applicabilità in tutti gli ambiti della vita rispetto ad aspetti specifici rimangono oggetto di controversia tra gli studiosi.
Non edonismo e ascetismo
Le teorie non edoniste rifiutano fondamentalmente i principi specifici dell'edonismo. Una variante del non-edonismo afferma che il piacere costituisce un bene significativo, anche se non esclusivo, nella vita. Un’altra prospettiva sostiene che alcuni piaceri sono intrinsecamente buoni, mentre altri sono dannosi. Il ripudio più enfatico dell'edonismo, talvolta chiamato anti-edonismo, sostiene che tutti i piaceri sono intrinsecamente negativi. Le motivazioni per adottare questo punto di vista includono la convinzione che il piacere rappresenti un'emozione irrazionale e che il suo perseguimento funga da ostacolo fondamentale alla conduzione di una vita virtuosa.
L'ascetismo denota uno stile di vita caratterizzato da un rigoroso programma di autodisciplina, che implica la rinuncia ai piaceri mondani. Le sue manifestazioni sono diverse e comprendono l'astinenza dall'attività sessuale e dalle sostanze intossicanti, il digiuno, il ritiro sociale e pratiche spirituali come la preghiera e la meditazione. Questo stile di vita è spesso guidato da aspirazioni religiose, che mirano a raggiungere la vicinanza al divino, raggiungere uno stato spirituale elevato o sottoporsi all'autopurificazione. La maggior parte delle forme di ascetismo si oppongono all'edonismo e alla sua enfasi sulla ricerca del piacere. Esistono tuttavia alcune forme di edonismo ascetico che integrano entrambe le prospettive; ad esempio, proponendo che pratiche ascetiche appropriate possano portare a una maggiore felicità complessiva attraverso la sostituzione di semplici gratificazioni sensoriali con piaceri spirituali più profondi e significativi.
Storia
Periodo antico
L'edonismo è tra le teorie filosofiche più antiche, con alcuni interpreti che ne fanno risalire le origini all'Epopea di Gilgamesh, composta approssimativamente tra il 2100 e il 2000 a.C. Emerse come un argomento fondamentale nel pensiero greco antico, dove Aristippo di Cirene (435–356 aEV) è generalmente riconosciuto come il suo primo sostenitore filosofico. Ha articolato un edonismo egoistico, postulando che il piacere personale rappresenti il bene supremo. Aristippo e la scuola cirenaica da lui ispirata davano priorità alla gratificazione dei piaceri sensoriali immediati, mostrando una preoccupazione minima per le ripercussioni a lungo termine. Platone (c. 428–347 a.C.) criticò questa prospettiva, sostenendo invece una ricerca equilibrata del piacere in armonia con la virtù e la razionalità. Seguendo una metodologia analoga, Aristotele (384-322 a.C.) confuse il piacere con l'eudaimonia, o l'attualizzazione delle capacità umane intrinseche, come la ragione.
Epicuro (341-271 a.C.) sviluppò successivamente una forma sfumata di edonismo, che contrastava nettamente con l'indulgenza nella gratificazione immediata sostenuta dai Cirenaici. Il movimento filosofico da lui fondato sosteneva che i desideri eccessivi provocano ansia e sofferenza, sostenendo così la moderazione, la coltivazione di una mente tranquilla e l'evitamento del dolore. Seguendo Antistene (c. 446—366 a.C.), i cinici mettevano in guardia contro la ricerca del piacere, percependolo come un ostacolo alla libertà. Allo stesso modo, gli stoici ripudiavano uno stile di vita edonistico, dando priorità alla virtù e all’integrità rispetto alla ricerca del piacere e all’evasione del dolore. Lucrezio (c. 99–55 a.C.) diede ulteriori spiegazioni sull'epicureismo, sottolineando l'importanza fondamentale di superare gli ostacoli alla felicità personale, come la paura della morte.
Nell'antica India, tra il VI e il V secolo a.C., la scuola Charvaka istituì un edonismo egoistico. Questa tradizione filosofica, basata sulla non esistenza di una divinità o di una vita ultraterrena, sosteneva il completo godimento della vita nel momento presente. Al contrario, numerose altre tradizioni indiane rifiutarono questa prospettiva, promuovendo uno stile di vita più ascetico, una tendenza prevalente tra le scuole di pensiero indù, buddiste e giainiste. Contemporaneamente, nell'antica Cina, Yang Zhu (c. 440–360 a.C.) postulava che la natura umana persegue intrinsecamente l'interesse personale e la gratificazione dei desideri personali. Il suo edonismo egoistico ispirò successivamente la scuola filosofica dello Yangismo.
Medievale
Durante il periodo medievale, la filosofia edonistica attirò una minore attenzione da parte degli studiosi. Agostino di Ippona (354–430 d.C.), un influente filosofo paleocristiano, valutò criticamente l'edonismo prevalente nel pensiero greco antico, mettendo in guardia contro i pericoli dei piaceri terreni come ostacoli a un'esistenza spirituale devota a Dio. Tommaso d'Aquino (1225–1274 d.C.) articolò una visione sfumata dell'edonismo, che alcuni studiosi caratterizzano come edonismo spirituale. Sosteneva che gli esseri umani possiedono una spinta innata a cercare la felicità, affermando che questa inclinazione può essere veramente soddisfatta solo attraverso una visione beatifica di Dio. All'interno della filosofia islamica, il concetto di piacere era centrale nell'opera di al-Razi (c. 864—925 o 932 d.C.). Facendo eco ai principi epicurei, sostenne una vita moderata, evitando sia gli eccessi che l'ascetismo. Sia al-Farabi (c. 878–950 d.C.) che Avicenna (980–1037 d.C.) sostenevano che la felicità intellettuale, ottenibile esclusivamente nell'aldilà, rappresenta il bene umano supremo.
Moderno e contemporaneo
Entrando nella prima era moderna, Lorenzo Valla (c. 1406–1457) integrò l'edonismo epicureo con l'etica cristiana, proponendo che i piaceri terreni sensoriali servissero da precursori alle delizie celesti associate alle virtù cristiane. L’edonismo successivamente guadagnò importanza durante l’Illuminismo. L'edonismo psicologico di Thomas Hobbes (1588–1679) affermava che l'interesse personale, guidato da ciò che è piacevole, costituisce la motivazione fondamentale di tutte le azioni umane. John Locke (1632-1704) dichiarò che il piacere e il dolore sono gli unici determinanti del bene e del male. Joseph Butler (1692–1752) avanzò una critica all'edonismo psicologico, sostenendo che la maggior parte dei desideri, come la brama di cibo o l'ambizione, sono diretti verso oggetti esterni piuttosto che verso il piacere stesso. David Hume (1711–1776) ipotizzò che piacere e dolore funzionino sia come criteri per il valore etico sia come costituenti primari dell'esperienza emotiva. I romanzi libertini del marchese de Sade (1740-1814) descrivevano una manifestazione estrema di edonismo, enfatizzando l'indulgenza disinibita in attività piacevoli prive di vincoli morali o sessuali.
Jeremy Bentham (1748–1832) formulò un'influente variante dell'edonismo nota come utilitarismo classico. Un'innovazione fondamentale nella sua filosofia fu il ripudio dell'edonismo egoistico, sostenendo invece che gli individui dovrebbero sforzarsi di massimizzare il massimo bene per il maggior numero di persone. Ha introdotto il concetto di calcolo edonico, un metodo per valutare il valore morale di un'azione in base agli esiti piacevoli e dolorosi che genera, considerando fattori come l'intensità e la durata. Il suo studente, John Stuart Mill (1806–1873), espresse la preoccupazione che l'enfasi quantitativa di Bentham sull'intensità e sulla durata potesse dare indebitamente priorità ai semplici piaceri sensoriali. In risposta, Mill incorporò la qualità dei piaceri come ulteriore criterio di valutazione, sostenendo che i piaceri intellettuali superiori sono intrinsecamente più preziosi dei piaceri corporei inferiori. Henry Sidgwick (1838-1900) perfezionò ulteriormente l'utilitarismo, chiarendo molte delle sue distinzioni fondamentali, inclusa la differenziazione tra edonismo etico e psicologico e tra edonismo egoistico e utilitaristico.
Friedrich Nietzsche (1844-1900) si oppose all'edonismo etico, sostenendo invece la ricerca dell'eccellenza e del superamento di sé, affermando che la sofferenza è indispensabile per raggiungere la grandezza piuttosto che un'esperienza da evitare. Franz Brentano (1838-1917) avanzò una prospettiva significativa sull'essenza del piacere, confutando l'idea che il piacere costituisca una sensazione corporea localizzata e postulando, al contrario, che si tratti di una disposizione positiva che gli individui adottano nei confronti di fenomeni diversi - una posizione successivamente sostenuta da Roderick Chisholm (1916-1999). Sigmund Freud (1856-1939) formulò una versione di edonismo psicologico all'interno del suo nascente quadro psicoanalitico. Ha affermato che il principio del piacere determina l'inclinazione umana a cercare una gratificazione immediata ed eludere il disagio, mentre il principio di realtà indica la capacità di rinviare la soddisfazione immediata per evitare ripercussioni indesiderabili e prolungate.
Il ventesimo secolo è stato testimone di numerose critiche all'edonismo. G. E. Moore (1873–1958) ripudiò la premessa edonistica secondo cui il piacere rappresenta l’unica origine del valore intrinseco. Il suo pluralismo assiologico sosteneva che anche le fonti alternative, come la bellezza e la conoscenza, possiedono un valore intrinseco, una critica ripresa da W. D. Ross (1877–1971). CD Broad (1887–1971) e Richard Brandt (1910–1997) sostenevano entrambi che i piaceri malevoli, come trarre piacere dalla sofferenza degli altri, sono intrinsecamente privi di valore. Robert Nozick (1938-2002) ha utilizzato il suo famoso esperimento mentale, caratterizzato da una macchina dell'esperienza in grado di generare piacere simulato, per sfidare l'edonismo convenzionale, che secondo lui trascura l'autentica relazione tra piacere e realtà.
In risposta a queste e a critiche comparabili, Fred Feldman (1941-oggi) ha formulato una raffinata iterazione dell'edonismo. Sfruttando la teoria attitudinale del piacere di Brentano, Feldman postula che mentre il piacere rimane la fonte esclusiva di bontà intrinseca, il suo valore necessita di una modulazione in base alla sua adeguatezza o meritatezza. Peter Singer (1946-oggi) ha ampliato l’edonismo classico per comprendere considerazioni sul benessere degli animali, sostenendo un altruismo efficace utilizzando dati empirici e indagini razionali per dare priorità agli interventi che producono i risultati positivi più sostanziali. Michel Onfray (nato nel 1959), influenzato da Albert Camus (1913-1960), ha cercato di rivitalizzare l'edonismo epicureo in una manifestazione contemporanea. David Pearce (1959-oggi) ha avanzato un’interpretazione transumanista dell’edonismo, sostenendo l’impiego di tecnologie all’avanguardia, dall’ingegneria genetica alla nanotecnologia, per mitigare e potenzialmente sradicare la sofferenza in futuro. L'avvento della psicologia positiva all'inizio del 21° secolo ha stimolato un crescente interesse degli studiosi per l'indagine empirica dei diversi aspetti dell'edonismo.
Diverse applicazioni
La psicologia positiva è dedicata allo studio della promozione della felicità e del miglioramento del funzionamento umano ottimale. In contrasto con la psicologia convenzionale, che spesso si concentra sulla psicopatologia, la psicologia positiva afferma che il funzionamento ottimale trascende la semplice assenza di malattia mentale. Su scala individuale, esplora le esperienze di piacere e dolore insieme all'influenza dei tratti caratteriali, mentre a livello sociale esamina attentamente l'impatto delle istituzioni sociali sul benessere umano.
La psicologia edonica, nota anche come edonica, costituisce una componente fondamentale della psicologia positiva, concentrandosi sull'esame delle esperienze piacevoli e spiacevoli. Questo campo indaga e contrasta vari stati di coscienza legati al piacere e al dolore, comprendendo emozioni dalla gioia e contentezza alla noia e al dolore. Inoltre, la psicologia edonica approfondisce l’utilità biologica di questi stati, inclusa la loro funzione come indicatori di comportamenti di approccio o evitamento e come meccanismi di ricompensa e punizione che rispettivamente rafforzano o scoraggiano specifici modelli comportamentali. La disciplina esplora anche le condizioni biologiche e sociali che suscitano queste esperienze. Affronta gli ostacoli psicologici al piacere, come l'anedonia, caratterizzata da una ridotta capacità di provare piacere, e l'edonofobia, definita come apprensione o avversione al piacere. Sia la psicologia positiva in generale che la psicologia edonica contribuiscono specificamente all'edonismo offrendo un quadro scientifico per comprendere le esperienze di piacere e dolore e i processi sottostanti che le influenzano.
L'economia del welfare, un sottocampo dell'economia, studia l'impatto delle attività economiche sul benessere sociale. Questa disciplina è spesso classificata come economia normativa, concentrandosi sulla valutazione dei processi e delle politiche economiche piuttosto che sulla mera descrizione. Le prospettive edonistiche all’interno dell’economia del benessere affermano che il piacere funge da criterio di valutazione primario, il che implica che gli sforzi economici dovrebbero dare priorità al progresso della felicità collettiva. L’economia della felicità costituisce un ambito strettamente correlato, poiché esplora la correlazione tra fattori economici, come la ricchezza, e la contentezza individuale. Inoltre, gli economisti utilizzano la regressione edonica, una metodologia per valutare il valore dei beni in base alla loro utilità o al piacere che conferiscono al proprietario.
L'etica animale rappresenta il ramo etico dedicato all'esame delle interazioni umane con animali non umani. In questo campo, l’edonismo detiene un’influenza significativa come teoria del benessere degli animali, sottolineando l’obbligo dell’umanità di valutare le ripercussioni emotive delle proprie azioni sugli animali per mitigare la sofferenza. Alcuni edonisti quantitativi propongono che non esista alcuna distinzione qualitativa tra il piacere e il dolore sperimentati dagli esseri umani e da altre specie animali. Di conseguenza, questa prospettiva estende gli imperativi morali riguardanti la promozione della felicità a tutti gli esseri senzienti. Al contrario, alcuni edonisti qualitativi modificano questa posizione, sostenendo che le esperienze umane possiedono un peso morale maggiore a causa della loro capacità di forme più elevate di piacere e dolore.
Sebbene numerose tradizioni religiose esprimano riserve sull'edonismo, alcune fedi, compreso l'edonismo cristiano, lo hanno adottato o aspetti specifici dello stesso. I principi edonistici sono riconoscibili anche in diverse manifestazioni della cultura popolare, che comprendono il consumismo, il settore dell'intrattenimento e gli impatti duraturi della rivoluzione sessuale.
Riferimenti
Note
Citazioni
Fonti
- La definizione del dizionario di edonismo su Wikizionario