monismo, derivato dal termine greco μόνος (che significa "singolo" o "uno"), postula l'unità o la singolarità fondamentale di un dato concetto, spesso applicato all'esistenza stessa. Si possono identificare categorie distinte di pensiero monistico:
- Il monismo prioritario afferma che tutti i fenomeni hanno origine da una fonte singolare e distinta. Ad esempio, il neoplatonismo presuppone che tutta l'esistenza provenga dall'Uno, che è considerato ontologicamente fondamentale e anteriore a tutte le altre entità.
- Il monismo dell'esistenza sostiene che, fondamentalmente, solo un'entità, l'universo, esiste veramente. Ogni molteplicità percepita è semplicemente una divisione artificiale e arbitraria di questa realtà singolare.
- Il monismo della sostanza propone che la vasta gamma di entità esistenti possa essere intesa come manifestazioni di un'unica realtà o sostanza sottostante. Questa prospettiva sostiene che esiste un solo tipo fondamentale di sostanza, da cui sono costituite numerose cose distinte, come la materia o la mente.
- Il monismo a doppio aspetto concettualizza il mentale e il fisico come due aspetti o prospettive distinti di una singola sostanza sottostante.
- Il monismo neutrale presuppone che l'essenza fondamentale della realtà non sia né mentale né fisica, caratterizzandola così come "neutrale".
- Il monismo politico occasionalmente serve a caratterizzare ideologie politiche, come l'unitarismo, che si fondano su principi singolari come l'etnicità o l'identità.
Definizioni
Il monismo viene generalmente compreso attraverso due quadri di definizione principali:
- La definizione ampia caratterizza una filosofia come monistica se afferma un'origine singolare per tutti i fenomeni, implicando che tutte le entità esistenti derivano in definitiva da una fonte distinta e unificata.
- La definizione ristretta, al contrario, esige non solo un'unità d'origine ma anche un'unità fondamentale nella sostanza e nell'essenza.
Sebbene il termine monismo abbia avuto origine nella filosofia occidentale per descrivere le posizioni sul problema mente-corpo, la sua applicazione si è estesa a caratterizzare varie tradizioni religiose. Nell'Induismo contemporaneo, il "monismo assoluto" è stato associato all'Advaita Vedanta; tuttavia, Philip Renard suggerisce che ciò potrebbe rappresentare una concettualizzazione occidentale che trascura la comprensione intrinseca non duale della realtà. Gli studiosi più comunemente lo classificano come una forma di non dualismo assoluto.
Storia
Le origini del monismo materiale possono essere ricondotte ai filosofi presocratici che cercarono di comprendere l'arche, o principio fondamentale, dell'universo attraverso varie cause materiali. Questi includevano Talete, che postulava l'acqua come elemento fondamentale; Anassimene, che rivendicava l'aria; ed Eraclito, che credeva che fosse fuoco. Successivamente, Parmenide descrisse il mondo come un “Uno” immutabile. Zenone di Elea difese ulteriormente questa visione di un'entità singolare attraverso i suoi paradossi, che miravano a dimostrare la natura illusoria del tempo, del movimento e dello spazio.
Baruch Spinoza sosteneva che "Dio o Natura" (Deus sive Natura) costituisce l'unica sostanza dell'universo, mentre "Dio" e "Natura" sono designazioni intercambiabili. Questa affermazione deriva dalla premessa che Dio/Natura possiede tutti gli attributi concepibili e, poiché non esistono due sostanze che possano condividere un attributo, non possono esistere altre sostanze oltre a Dio/Natura.
Il monismo è stato ampiamente esplorato nella filosofia indiana e nel Vedanta, con discussioni risalenti al Rig Veda. Il termine monismo stesso fu coniato nel XVIII secolo da Christian von Wolff nel suo trattato Logica (1728). Lo usò per classificare i sistemi filosofici che cercavano di risolvere la dicotomia mente-corpo e di spiegare tutti i fenomeni attraverso un unico principio unificante o come espressioni di una sostanza singolare.
Il problema filosofico mente-corpo indaga l'intricata relazione tra i regni mentale e materiale, concentrandosi in particolare sulla coscienza e sulla sua connessione con il cervello. Questo problema fu affrontato in particolare da René Descartes nel XVII secolo, portando alla formulazione del dualismo cartesiano, e anche da pensatori pre-aristotelici, all'interno della filosofia avicenniana e nelle precedenti tradizioni intellettuali asiatiche, in particolare indiane.
Successivamente il monismo venne applicato anche alla teoria dell'identità assoluta sviluppata da Hegel e Schelling. In seguito, il termine ha acquisito un utilizzo più ampio, comprendendo qualsiasi quadro teorico che postuli un principio unificante. Allo stesso tempo, la tesi opposta del dualismo fu ampliata per includere il pluralismo. Secondo Urmson, questa applicazione ampliata ha reso il termine "sistematicamente ambiguo".
Jonathan Schaffer ipotizza che il monismo abbia perso importanza con l'ascesa della filosofia analitica all'inizio del XX secolo, un movimento che si opponeva al pensiero neo-hegeliano. Eminenti positivisti come Rudolf Carnap e A. J. Ayer liquidarono l'intera indagine definendola "misticismo incoerente".
Il problema mente-corpo è riemerso nella psicologia sociale e nelle discipline affini, guidato da una rinnovata attenzione all'interazione mente-corpo e dal rifiuto del dualismo cartesiano mente-corpo, particolarmente evidente nella tesi dell'identità, una manifestazione contemporanea del monismo. Inoltre, il monismo conserva il suo significato nella filosofia della mente, dove continuano a essere sostenute prospettive diverse.
Categorie
Il monismo comprende diverse classificazioni distinte:
- Monismo delle sostanze, che asserisce che la molteplicità percepita delle sostanze ha origine da vari stati o manifestazioni di una singola sostanza sottostante.
- Monismo attributivo, che propone che, indipendentemente dalla quantità delle sostanze, esse appartengano fondamentalmente ad un'unica categoria ultima.
- Monismo epistemologico, che postula che tutti i fenomeni conoscibili, osservabili e interattivi condividono in definitiva un sistema concettuale di interazione unificato, sebbene potenzialmente intricato.
- Monismo parziale, che sostiene che all'interno di qualsiasi dominio specifico di esistenza prevale una sola sostanza.
- Monismo dell'esistenza, che sostiene che esiste un solo oggetto concreto, spesso indicato come L'Uno, "Τὸ Ἕν" o la Monade.
- Monismo prioritario, che afferma che il tutto precede le sue parti costituenti o, in alternativa, che mentre il mondo possiede parti, queste parti sono frammenti interdipendenti di una totalità integrata.
- Monismo delle proprietà, che sostiene che tutte le proprietà sono di un tipo singolare, ad esempio, che esistono solo proprietà fisiche.
- Monismo del genere, che sostiene l'esistenza di una categoria suprema, come l'essere.
I concetti che divergono dal monismo includono:
- Dualismo metafisico, che presuppone l'esistenza di due sostanze o realtà fondamentalmente inconciliabili, esemplificate da concetti come Bene e Male, come visto nello gnosticismo e nel manicheismo.
- Pluralismo metafisico, che asserisce l'esistenza di tre o più sostanze o realtà fondamentali.
- Nichilismo metafisico, che nega l'esistenza di una qualsiasi delle categorie sopra menzionate, incluse sostanze, proprietà o oggetti concreti.
La filosofia della mente contemporanea classifica il monismo in tre divisioni principali:
- Monismo idealista o mentalistico, che presuppone che solo la mente o lo spirito costituiscano la realtà.
- Monismo neutro, che asserisce l'esistenza fondamentale di un'entità singolare alla quale possono essere ridotti sia i fenomeni mentali che quelli fisici.
- Monismo materiale, noto anche come fisicalismo o materialismo, che mantiene il primato del mondo materiale e propone che la coscienza emerga dalle interazioni all'interno di questo regno materiale.
- Materialismo eliminativo, che sostiene che tutti i fenomeni sono fisici e che le entità mentali non esistono.
- Fisicalismo riduttivo, che presuppone che le entità mentali esistano e siano un tipo specifico di entità fisica.
Alcune posizioni filosofiche, tra cui il funzionalismo, il monismo anomalo e il monismo riflessivo, non si allineano facilmente con le suddette classificazioni. Inoltre, queste posizioni non delineano la definizione di "reale".
Fostenitori del monismo
Pensatori presocratici
Nonostante i dati storici limitati precludano la certezza definitiva riguardo a dettagli specifici, i successivi filosofi presocratici articolarono prospettive monistiche:
- Talete: Identificò l'acqua come principio fondamentale.
- Anassimandro: propose l'Apeiron, che significa "l'infinito indefinito", come la realtà ultima, affermando che la realtà è un'entità singolare e inconoscibile.
- Anassimene di Mileto: postulava l'aria come sostanza primaria.
- Eraclito: cambiamento enfatizzato, simboleggiato dal fuoco, per rappresentare il perpetuo stato di flusso inerente a tutta l'esistenza.
- Parmenide: descriveva l'Essere o la Realtà come una sfera immutabile e perfetta, caratterizzata dalla sua natura immutabile e indivisa.
Pensatori post-socratici
- I neopitagorici, incluso Apollonio di Tiana, strutturarono le loro cosmologie attorno al concetto della Monade o dell'Uno.
- Gli stoici affermavano l'esistenza di un'unica sostanza, che identificavano con Dio.
- Il medioplatonismo, in particolare attraverso le opere di Numenio, propagava la dottrina secondo cui l'Universo emana dalla Monade o dall'Uno.
- Il neoplatonismo aderisce fondamentalmente al monismo. Plotino parlò di una divinità ineffabile e trascendente, "L'Uno", da cui emanarono tutte le realtà successive. Nello specifico, si ritiene che la Mente Divina (Nous), l'Anima Cosmica (Psiche) e il Mondo (Cosmo) provengano dall'Uno.
Era moderna
Neuroscienziati con visioni monistiche
- György Buzsáki
- Francis Crick
- Karl Friston
- Eric Kandel
- Mark Solms
- Rodolfo Llinas
- Ivan Pavlov
- Roger Sperry
Prospettive religiose
Panteismo
Il panteismo presuppone che tutta l'esistenza costituisca un'entità divina onnicomprensiva e immanente, o che il cosmo stesso sia sinonimo di divinità. Gli aderenti al panteismo possono o meno sottoscrivere il concetto di divinità personale o antropomorfa, riconoscendo che le interpretazioni del termine variano in modo significativo.
Nell'era moderna, il panteismo ha acquisito importanza sia come quadro teologico che filosofico, largamente influenzato dal filosofo del XVII secolo Baruch Spinoza. La sua opera fondamentale, Etica, sfidò direttamente la famosa teoria dualistica di Cartesio, che postulava una separazione tra corpo e spirito. Spinoza, al contrario, affermava la loro unità fondamentale, un principio monistico centrale nel suo sistema filosofico. Fu notoriamente caratterizzato come un "uomo ebbro di Dio", impiegando il termine "Dio" per denotare la singolare unità di tutta la sostanza. Nonostante il termine "panteismo" sia stato coniato postumo, Spinoza è ampiamente riconosciuto come il suo più illustre sostenitore.
H. P. Owen ha affermato che:
I panteisti sono "monisti", che aderiscono alla fede in un Essere singolare, con tutte le altre manifestazioni della realtà intese come modi o apparenze di questa unica entità, o come identiche ad essa.
Il panteismo condivide una stretta affinità concettuale con il monismo, dato che anche i panteisti percepiscono tutta la realtà come una sostanza singolare, variamente chiamata Universo, Dio o Natura. Il panenteismo, concetto distinto ma correlato, verrà elaborato successivamente. Notevoli figure storiche associate al panteismo includono gli stoici, Giordano Bruno e Spinoza.
Panenteismo
Panenteismo, derivato dai termini greci πᾶν (pân) che significa "tutto", ἐν (en) che significa "in" e θεός (theós) che significa "Dio", si traduce in "tutto in Dio". Questo sistema di credenze afferma che il divino, sia esso concepito come divinità monoteista, divinità politeiste o forza animatrice cosmica eterna, pervade ogni aspetto della natura, ma rimane distinto dalla natura stessa. Il panenteismo si distingue quindi dal panteismo, che presuppone che il divino sia interamente sinonimo di universo.
All'interno del panenteismo si riconosce una dualità di sostanza: l'universo ("pan") e Dio. L'universo e il divino non sono considerati ontologicamente equivalenti. Dio è concettualizzato come la forza animatrice perpetua insita nel cosmo. Alcune interpretazioni del panenteismo suggeriscono che il cosmo è contenuto all'interno di Dio, che simultaneamente "trascende", "pervade" o risiede "nel" cosmo.
Mentre il panteismo postula l'identità di "Tutto è Dio", il panenteismo sostiene che Dio anima e trascende l'intero universo. Inoltre, alcune formulazioni suggeriscono che l'universo è racchiuso in Dio, un concetto simile alla nozione giudaica di Tzimtzum. Una parte significativa del pensiero filosofico indù mostra forti caratteristiche sia del panenteismo che del panteismo.
Paul Tillich, insieme allo studioso biblico liberale Marcus Borg e al teologo mistico Matthew Fox, un sacerdote episcopale, ha sostenuto tale concetto all'interno della teologia cristiana.
Pandeismo
Il pandeismo, chiamato anche pan-deismo, deriva il suo nome dal greco antico πᾶν, romanizzato: pan, lett. 'tutti', e il latino deus, che significa "dio" in senso deistico. Questo termine denota un insieme di credenze che integrano o fondono sistematicamente aspetti logicamente compatibili del panteismo - la nozione che "Dio", o una divinità creatrice metafisicamente analoga, è identico alla Natura - e del deismo classico - la convinzione che il dio-creatore che ha progettato l'universo non esiste più in uno stato accessibile, ma può essere affermato solo attraverso la ragione. Di conseguenza, il pandeismo presuppone specificamente che il creatore dell'universo si sia effettivamente trasformato nell'universo stesso, cessando così di esistere come entità distinta.
Questo approccio sinergico consente al pandeismo di affrontare le critiche fondamentali mosse contro il deismo (nello specifico, la questione del perché un creatore divino avrebbe fondato l'universo e successivamente si sarebbe astenuto dall'interazione) e il panteismo (riguardo all'origine dell'universo e allo scopo ultimo).
Religioni indiane e dell'Asia orientale
Definizione delle caratteristiche
Una preoccupazione primaria all'interno della filosofia religiosa asiatica non è la dicotomia mente-corpo, ma piuttosto la ricerca di una Realtà immutabile o Assoluto che trascende il regno delle apparenze effimere e dei fenomeni fluttuanti, insieme alla ricerca della liberazione da *dukkha* e al ciclo della rinascita. L'induismo presenta prevalentemente un'ontologia della sostanza, in cui Brahman è percepito come la realtà ultima immutabile al di là dell'esperienza sensoriale. Al contrario, il Buddismo adotta in gran parte un'ontologia del processo, considerando la realtà come priva di un'essenza intrinseca e immutabile.
Una caratteristica distintiva di varie filosofie, tecnologie e religioni asiatiche è il riconoscimento di molteplici livelli di verità, un'enfasi sulla comprensione intuitiva ed esperienziale dell'Assoluto, esemplificata da concetti come jnana, bodhi e jianxing (cinese: 見性), e l'applicazione dei principi yin e yang nella medicina dell'Asia orientale, tutti enfatizzando l'integrazione e la comprensione di queste diverse verità.
Induismo
Vedanta
Il Vedanta implica l'indagine sistematica e l'organizzazione dei Veda e delle Upanishad, con l'obiettivo di conciliare i concetti filosofici diversi e spesso contrastanti presenti in queste scritture. All'interno del Vedanta sono emerse diverse scuole di pensiero distinte:
- Vishishtadvaita, un monismo qualificato, è un sistema filosofico attribuito a Ramanuja.
- Shuddhadvaita, un monismo in essenza, rappresenta la tradizione filosofica di Vallabha.
- Dvaitadvaita, un monismo differenziale, fu fondato da Nimbarka.
- Achintya Bheda Abheda, una scuola di Vedanta fondata da Chaitanya Mahaprabhu, che postula la filosofia dell'inconcepibile unità e differenza. Questa scuola viene spesso interpretata come una sintesi della rigorosa teologia dualista (dvaita) di Madhvacharya e del monismo qualificato (vishishtadvaita) di Ramanuja.
Induismo moderno
Il dominio coloniale britannico in India ha influenzato in modo significativo la società indù. Di conseguenza, eminenti intellettuali indù si impegnarono con la cultura e la filosofia occidentale, incorporando vari concetti occidentali nel pensiero indù. Questa forma modernizzata di Induismo ottenne successivamente un notevole riconoscimento in Occidente.
Durante il 19° secolo, Swami Vivekananda giocò un ruolo fondamentale nella rivitalizzazione dell'Induismo e nella diffusione dell'Advaita Vedanta nel mondo occidentale attraverso la Missione Ramakrishna. La sua specifica interpretazione dell'Advaita Vedanta viene spesso definita Neo-Vedanta. All'interno della filosofia Advaita, Shankara postula che la meditazione e il Nirvikalpa Samadhi servano come strumenti per realizzare l'unità intrinseca di Brahman e Atman, piuttosto che costituire essi stessi l'obiettivo finale:
[Y]oga è una pratica meditativa che coinvolge il disimpegno dal particolare e l'identificazione con l'universale, culminando nella contemplazione di sé come l'entità più universale, in particolare la Coscienza. Questa metodologia diverge dalla tradizione classica dello Yoga di completa soppressione del pensiero.
Vivekananda, secondo Gavin Flood, fu "una figura di grande importanza nello sviluppo di una moderna autocomprensione indù e nella formulazione della visione occidentale dell'induismo". Un principio fondamentale della sua filosofia presuppone che la divinità risieda in tutti gli esseri, affermando che ogni individuo può raggiungere l'unione con questa "divinità innata" e che riconoscere questa essenza divina negli altri promuove l'amore e l'armonia sociale. Vivekananda sosteneva che un'unità essenziale di fondo pervade l'Induismo, nonostante la diversità delle sue numerose manifestazioni. Flood suggerisce che l'interpretazione dell'induismo di Vivekananda è attualmente la più diffusa tra gli aderenti. Flood sostiene inoltre che questa prospettiva monistica costituisce il fondamento del precedente pensiero Upanishadico, si estende alla teosofia all'interno della successiva tradizione Vedanta ed è evidente nel moderno neo-induismo.
Buddismo
Secondo il Canone Pāli, sia il pluralismo (nānatta) che il monismo (ekatta) sono considerati punti di vista speculativi. Un commento Theravada indica che il pluralismo è simile o collegato al nichilismo (ucchēdavāda), mentre il monismo è paragonabile o associato all'eternalismo (sassatavada).
Livelli di verità
All'interno del Buddismo esiste una vasta gamma di quadri filosofici e pedagogici. Numerose scuole buddiste articolano distinti livelli di verità:
- La dottrina delle Due Verità del Madhyamaka
- Le tre Nature dello Yogacara
- La distinzione Essenza-Funzione (o Assoluto-Relativo) nel buddismo cinese e coreano
- La dottrina Trikaya, che comprende:
- Il Dharmakāya, noto anche come Corpo della Verità, che incarna il principio fondamentale dell'illuminazione ed è illimitato;
- Il Sambhogakāya, o Corpo di reciproco godimento, che rappresenta un corpo di beatitudine o una manifestazione di chiara luce;
- Il Nirmāṇakāya, o Corpo creato, che si manifesta nelle dimensioni temporali e spaziali.
I Prajnaparamita-sutra e il Madhyamaka sottolineano la non dualità di forma e vuoto, notoriamente articolata nel Sutra del Cuore come "la forma è vuoto, il vuoto è forma". All'interno del buddismo cinese, questo concetto è stato interpretato nel senso che la realtà ultima non è un dominio trascendente ma equivale al mondo quotidiano dell'esistenza relativa. Questa prospettiva risuonava fortemente con l’enfasi culturale cinese prevalente sul mondo mondano e sulle strutture sociali. Tuttavia, questa spiegazione non chiarisce completamente il modo in cui l'assoluto si manifesta nel mondo relativo:
Negare la dualità di samsara e nirvana, come esemplificato dalla tradizione della Perfezione della Saggezza, o dimostrare logicamente l'errore della concettualizzazione dicotomica, come fece Nagarjuna, non affronta direttamente la relazione fondamentale tra samsara e nirvana. Più filosoficamente, ciò riguarda la connessione tra la realtà fenomenica e quella ultima. Di conseguenza, la natura della relazione tra questi due ambiti rimane un'indagine critica.
Questa indagine viene esplorata attraverso vari quadri concettuali, tra cui i Cinque Ranghi di Tozan, le Immagini di Oxherding e i Quattro Modi di Conoscere di Hakuin.
Sikhismo
Il Sikhismo aderisce al concetto di monismo assoluto. La filosofia Sikh presuppone che tutte le percezioni sensoriali costituiscano un'illusione, con Dio che rappresenta la realtà ultima. Le forme temporali sono transitorie, mentre solo la realtà di Dio è eterna e duratura. Si ritiene che l'Atma (anima) abbia origine e rifletta il ParamAtma (Anima Suprema), destinato a "fondersi nuovamente in esso", come articolato da Guru Arjan, il quinto Guru Sikh, "proprio come l'acqua si fonde nuovamente nell'acqua".
Dio e l'Anima sono fondamentalmente identici, simili al fuoco e alle sue scintille. Il detto "Atam meh Ram, Ram meh Atam" significa che la realtà ultima ed eterna risiede nell'Anima, e l'Anima è contenuta in questa realtà. Analogamente, come innumerevoli onde emergono da un unico corso d'acqua e successivamente si reintegrano nell'acqua, tutte le anime individuali provengono dall'Essere Universale e sono destinate a fondersi nuovamente in esso.
Fedi abramitiche
Ebraismo
La teologia ebraica presuppone Dio come distinto da tutte le entità fisiche create e come esistente oltre i vincoli temporali.
Maimonide affermava che Dio è un essere incorporeo, la causa ultima di tutte le altre esistenze. Attribuire corporeità a Dio, sosteneva, implicherebbe complessità, il che contraddice la natura di Dio come causa prima e costituisce un'eresia. Mentre i mistici chassidici percepivano l'esistenza del mondo fisico come in conflitto con l'assoluta semplicità di Dio, Maimonide non trovava tale contraddizione.
Il pensiero chassidico, in particolare come articolato da Shneur Zalman di Liadi, il fondatore di Chabad tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, presuppone l'immanenza di Dio nella creazione per due ragioni interconnesse:
- Un principio fondamentale della credenza ebraica afferma che "[l]a forza vitale divina che porta [l'universo] all'esistenza deve essere costantemente presente... se questa forza vitale abbandonasse [l'universo] anche per un breve momento, ritornerebbe a uno stato di assoluto nulla, come prima della creazione..."
- Allo stesso tempo, l'ebraismo sostiene assiomaticamente che Dio è un'unità assoluta e perfettamente semplice. Di conseguenza, se il Suo potere di sostegno risiede nella natura, allora anche la Sua essenza deve essere immanente nella natura.{{}}
Cristianesimo
Distinzione Creatore-Creature
I cristiani affermano che Dio ha creato l'universo ex nihilo, anziché dalla propria sostanza, distinguendo così il Creatore dalla creazione, che Egli trascende. Esiste anche un movimento che difende il "panenteismo cristiano".
Rifiuto del dualismo radicale
In Sulla libera scelta della volontà, Agostino sostiene, nel quadro del problema del male, che il male non è l'antitesi del bene ma semplicemente la sua assenza, priva di esistenza intrinseca. Allo stesso modo, C. S. Lewis caratterizzò il male come un "parassita" nel Mero cristianesimo, percependolo come incapace di esistere indipendentemente senza il bene che lo sostenesse. Lewis si oppose inoltre al dualismo basato sull'assolutismo morale, rifiutando il concetto dualistico di Dio e Satana come forze opposte. Affermò che Dio non possiede eguali e, di conseguenza, nessun opposto, vedendo invece Satana come l'antitesi dell'arcangelo Michele. Pertanto, Lewis sosteneva una forma più ristretta di dualismo. Altri teologi, come Greg Boyd, hanno sostenuto in modo più ampio che gli autori biblici sposavano un "dualismo limitato", il che implica che Dio e Satana si impegnano in un vero conflitto, ma solo attraverso il libero arbitrio concesso da Dio e per la durata da Lui consentita.
Mormonismo
La teologia dei Santi degli Ultimi Giorni articola una forma di monismo dal doppio aspetto, incorporando materialismo ed eternalismo. Afferma che la creazione è avvenuta *ex materia* (in contrasto con il concetto *ex nihilo* prevalente nel cristianesimo convenzionale), una visione espressa da Parley Pratt e ripresa dal fondatore del movimento, Joseph Smith. Questo quadro teologico non pone alcuna distinzione tra lo spirituale e il materiale, considerandoli non semplicemente ugualmente eterni ma, in definitiva, due manifestazioni della stessa realtà o sostanza sottostante.
Parley Pratt ha articolato un concetto di vitalismo intrecciato con l'adattamento evolutivo, affermando che "questi elementi eterni e autoesistenti possiedono in se stessi certe proprietà o attributi intrinseci, in misura maggiore o minore; o, in altre parole, possiedono intelligenza, adattata alle loro diverse sfere."
La prospettiva di Pratt assomiglia anche alla monadologia di Gottfried Leibniz, che postula che "la realtà consiste di atomi mentali che sono centri di forza viventi."
La filosofia vitalista di Brigham Young suggerisce una proto-mentalità inerente alle particelle elementari, affermando: "c'è vita in tutta la materia, nella vasta estensione di tutte le eternità; è nella roccia, nella sabbia, nella polvere, nell'acqua, nell'aria, nei gas e, in breve, in ogni descrizione e organizzazione della materia, sia essa solida, liquida o gassosa, particella che opera con particella."
Il Santo degli Ultimi Giorni (LDS) la comprensione della materia è caratterizzata come "essenzialmente dinamica piuttosto che statica, se davvero non è un tipo di energia vivente, e che è soggetta almeno al dominio dell'intelligenza."
John A. Widstoe ha sposato un punto di vista comparabile, più vitalista, sostenendo che "La vita non è altro che materia in movimento; che, quindi, tutta la materia possiede un tipo di vita... La materia... [è] intelligenza... quindi tutto nell'universo è vivo." Tuttavia, Widstoe si è astenuto dal sostenere esplicitamente il panpsichismo.
Islam
Corano
Vincent Cornell postula che il Corano presenta una rappresentazione monistica di Dio, raffigurando la realtà come un tutto integrato in cui Dio costituisce un concetto singolare che comprende tutti i fenomeni esistenti.
Al contrario, la visione accademica prevalente afferma che i testi religiosi abramitici, in particolare il Corano, delineano la creazione e Dio come entità distinte. Queste scritture chiariscono che mentre tutto ha origine da Dio ed è soggetto al controllo divino, la creazione è allo stesso tempo differenziata dalla sua dipendenza dall'esistenza di Dio.
Sufismo
Alcuni mistici sufi sostengono il monismo, un esempio importante è il poeta persiano del XIII secolo Rumi (1207–1273), che articolò i principi monistici nel suo poema didattico, Masnavi. Nel Masnavi, Rumi afferma:
Nel negozio di Unity (wahdat); tutto ciò che vedi lì tranne l'Uno è un idolo.
Tuttavia, altri mistici sufi, tra cui Ahmad Sirhindi, mantennero un monoteismo dualistico, sottolineando la netta separazione tra Dio e l'Universo.
Il sostenitore più influente del monismo islamico fu il filosofo sufi Ibn Arabi (1165–1240). Formulò il concetto di "unità dell'essere" (arabo: waḥdat al-wujūd), che alcuni studiosi interpretano come una filosofia monistica. Originario di al-Andalus, Ibn Arabi influenzò profondamente il mondo musulmano, guadagnandosi il titolo di "il grande Maestro". Le sue dottrine divennero progressivamente controverse nei secoli successivi alla sua scomparsa. Ahmad Sirhindi, ad esempio, ha criticato l'interpretazione monistica dell'"unità dell'essere", sostenendo invece l'"unità della testimonianza" dualisticamente compatibile (arabo: wahdat ash-shuhud), che sosteneva una chiara distinzione tra creatore e creazione. Successivamente, Shah Waliullah Dehlawi tentò di conciliare queste due prospettive, affermando che le loro distinzioni erano principalmente semantiche. Sosteneva che l'esistenza universale (che differisce nella creazione dal creatore) e l'essenza divina sono distinte, e che l'esistenza universale emana (in senso non platonico) dall'essenza divina, con la loro relazione simile a quella tra il numero quattro e il concetto di numero pari.
Sciismo
La dottrina del waḥdat al-wujūd gode anche di un'adesione significativa all'interno della filosofia razionalista dello sciismo duodecimano, sostenuta in particolare dall'eminente figura moderna Ruhollah Khomeini.
Fede Baháʼí
Mentre gli insegnamenti della fede baháʼí si concentrano prevalentemente su questioni sociali ed etiche, diversi testi fondamentali sono caratterizzati come mistici. Tra questi ci sono passaggi che mostrano un carattere monistico, come quelli che si trovano in Le sette valli e le Parole nascoste. Gli insegnamenti baháʼí riconciliano la divergenza tra le prospettive dualiste e moniste affermando che questi punti di vista contrastanti derivano da variazioni tra gli osservatori piuttosto che dalla realtà osservata stessa. Questo approccio non costituisce una dicotomia “verità superiore/verità inferiore”. Dio è considerato inconoscibile; pertanto, è impossibile per l'umanità raggiungere una comprensione diretta di Dio o dell'Assoluto, poiché tutta la conoscenza umana è intrinsecamente relativa.
- Pluralismo cosmico
- Enosi
- Monismo indefinito
- Monismo materiale
- Idealismo monistico
- Pluralismo ontologico
- Monismo realistico
- Sikhismo
- Taoismo
- Univocità dell'essere
- Wuji
Note
Riferimenti
Fonti
- Schaeffer, Jonathan. "Monismo." In Zalta, Edward N. (a cura di). Enciclopedia di filosofia di Stanford. ISSN 1095-5054. OCLC 429049174.Fonte: Archivio TORIma Accademia