Il misticismo comprende tradizioni religiose incentrate sulla trasformazione umana, spesso facilitata da pratiche specifiche e profonde esperienze religiose. Colloquialmente, il termine "misticismo" è spesso equiparato a "esperienza mistica", un conio moderno che denota uno stato estatico e unitivo di unità con un'entità divina, l'Assoluto, o la totalità dell'esistenza.
Tuttavia, l'indagine accademica a partire dagli anni '70 ha sfidato questa definizione ristretta, suggerendo che i fenomeni classificati come misticismo possono anche significare l'acquisizione di una visione profonda di verità ultime o nascoste. Gli esempi includono il risveglio buddista, il prajna indù, le prospettive non dualistiche, la realizzazione del vuoto e dell'assenza di ego e vari stati alterati di coscienza come il samadhi.
Il termine "misticismo" ha origine dal greco antico, evolvendosi attraverso varie interpretazioni storicamente specifiche. Inizialmente derivato dalla parola greca μύω múō, che significa "chiudere" o "nascondere", la sua applicazione nel cristianesimo primitivo e medievale comprendeva gli aspetti biblici, liturgici (inclusi i sacramentali), spirituali e contemplativi della fede. All'inizio del periodo moderno, la portata del misticismo si espanse in modo significativo, abbracciando un'ampia gamma di credenze e ideologie associate a "esperienze e stati d'animo straordinari".
Se interpretato in senso ampio, il misticismo, inteso come un percorso verso la trasformazione personale, si manifesta in numerose tradizioni religiose. Questi includono il misticismo occidentale, l'esoterismo occidentale, il sufismo, il buddismo e l'induismo.
Etimologia
Il termine 'misticismo' deriva dalla parola greca μύω, che si traduce in "Io nascondo", e dal suo derivato μυστικός, mystikos, che significa "un iniziato". Nel greco contemporaneo, il verbo μύω si è evoluto per portare significati primari distinti come "indurre" e "iniziare". Le interpretazioni secondarie comprendono "presentare", "rendere qualcuno consapevole di qualcosa", "addestrare", "familiarizzare" e "dare la prima esperienza di qualcosa".
Una forma verbale correlata, μυέω (mueó o myéō), si trova nel Nuovo Testamento. Secondo la Concordanza di Strong, la sua interpretazione letterale implica chiudere gli occhi e la bocca per comprendere un mistero. In senso figurato, significa iniziazione a una "rivelazione del mistero", un significato radicato nei rituali iniziatici dei culti misterici pagani. Il Nuovo Testamento presenta anche il sostantivo correlato μυστήριον (mustérion o mystḗrion), che funge da base etimologica per la parola inglese "mistero". Questo termine denota "qualsiasi cosa nascosta", un segreto che richiede l'iniziazione per essere compreso. Nel contesto del Nuovo Testamento, si intende riferirsi ai consigli divini di Dio, precedentemente nascosti ma ora rivelati attraverso il Vangelo, che comprendono la più ampia rivelazione cristiana e/o verità specifiche o elementi della stessa.
Secondo il lessico greco di Thayer, il termine μυστήριον nel greco classico denotava 'un nascosto cosa" o "segreto". Nell'antichità classica si riferiva specificamente ai segreti religiosi affidati esclusivamente agli iniziati, ai quali era vietato rivelarli a persone non iniziate. Sia nella Settanta che nel Nuovo Testamento, il suo significato si è spostato per indicare uno scopo nascosto, un consiglio o una volontà segreta. Sebbene applicato occasionalmente alle intenzioni nascoste degli esseri umani, designa più frequentemente la volontà nascosta di Dio. In altri contesti biblici, trasmette il significato mistico o nascosto di fenomeni, come i segreti sottostanti a detti, nomi o immagini incontrati nelle visioni e nei sogni. La Vulgata traduce spesso questo termine greco nel latino sacramentum (sacramento).
Il sostantivo greco correlato μύστης (mustis o mystis, singolare) denota un iniziato, in particolare un individuo ammesso ai misteri. La ricerca di Ana Jiménez San Cristobal sui misteri greco-romani e sull'orfismo indica che sia la forma singolare μύστης che la forma plurale μύσται compaiono nei testi greci antichi per indicare individui iniziati alla religione misteri. Gli aderenti a queste religioni misteriche costituivano una coorte esclusiva, accedendo esclusivamente attraverso un processo di iniziazione. San Cristobal osservò un'associazione tra questi termini e βάκχος (Bacco), una designazione per una categoria distinta di iniziati all'interno dei misteri orfici. La prima connessione documentata tra questi termini si trova negli scritti di Eraclito. Le fonti testuali identificano tali iniziati come individui che si sono sottoposti a purificazione e hanno eseguito rituali specifici. Un passaggio dai Cretesi di Euripide suggerisce che un μύστης (iniziato) che abbraccia uno stile di vita ascetico, si astiene dall'attività sessuale ed evita il contatto con il defunto viene successivamente riconosciuto come βάκχος. Questi iniziati erano devoti del dio Dioniso Bacco, adottavano il nome della loro divinità e lottavano per identificarsi con lui.
Prima del VI secolo, le pratiche ora classificate come misticismo erano designate con i termini contemplatio e theoria. Johnston postula che "sia la contemplazione che il misticismo parlano dell'occhio dell'amore che guarda, fissa, consapevole delle realtà divine".
Definizioni
Peter Moore caratterizza il termine "misticismo" come "problematico ma indispensabile", descrivendolo come un descrittore generico che consolida pratiche e idee distinte che si sono evolute in modo indipendente. Dupré osserva che il "misticismo" ha ricevuto numerose definizioni, mentre Merkur evidenzia la variabilità storica nel significato del termine. Moore sottolinea inoltre che il "misticismo" è diventato un'etichetta prevalente per concetti percepiti come "nebulosi, esoterici, occulti o soprannaturali". A causa delle sue connotazioni cristiane e dell'assenza di termini analoghi nelle diverse culture, alcuni studiosi ritengono che "misticismo" sia un termine descrittivo insufficiente. Al contrario, altri accademici considerano il termine un costrutto non autentico, definendolo "il prodotto dell'universalismo post-illuminista".
Richard Jones osserva che "pochi mistici classici si riferiscono alle loro esperienze come all'unione di due realtà: non esiste una 'fusione' o un 'assorbimento' letterale di una realtà in un'altra che risulti in una sola entità." Elabora il misticismo enfatizzando la modalità di accesso, comprendendo così sia l'unione del mistico con una realtà trascendente sia l'apprensione non sensoriale di quella realtà. Un'esperienza mistica può essere caratterizzata dall'accesso dichiarato del mistico a "realtà o stati di cose che sono di un tipo non accessibile tramite la percezione sensoriale ordinaria strutturata da concezioni mentali, modalità somatosensoriali o introspezione standard". La veridicità di tali esperienze, tuttavia, rimane una questione aperta.
Unione ed esperienza mistica
Radicato nel neoplatonismo e nell'henosis, il misticismo è comunemente inteso come unione con Dio o l'Assoluto. Nel corso del XIII secolo emerse il termine unio mystica, riferendosi a un "matrimonio spirituale", estasi o rapimento raggiunto attraverso la preghiera, che facilitava la contemplazione "sia dell'onnipresenza di Dio nel mondo che di Dio nella sua essenza". Successivamente, nel XIX secolo, sotto l'influenza del Romanticismo, questo concetto di "unione" fu reinterpretato come "esperienza religiosa" che offriva certezza riguardo a Dio o a una realtà trascendente.
William James (1842-1910) fu un influente sostenitore di questa prospettiva, affermando che "negli stati mistici diventiamo entrambi uno con l'Assoluto e diventiamo consapevoli della nostra unità". James ha reso popolare l'uso del termine "esperienza religiosa" nella sua opera The Varieties of Religious Experience, contribuendo così alla sua interpretazione come un'esperienza distintiva paragonabile alle percezioni sensoriali. Classificò le esperienze religiose sotto la "religione personale", che considerava "più fondamentale sia della teologia che dell'ecclesiasticismo". James ha anche applicato una struttura perennialista all'esperienza religiosa, postulando che tali esperienze mostrano un'uniformità assoluta tra le diverse tradizioni.
McGinn osserva che il termine unio mystica, nonostante le sue origini cristiane, è prevalentemente un'espressione contemporanea. Egli sostiene che la "presenza" offre maggiore precisione dell'"unione", dato che non tutti i mistici articolavano un'unione con Dio, e numerose visioni e miracoli non erano intrinsecamente collegati a tale unione. Inoltre, McGinn sostiene il riferimento alla "coscienza" della presenza di Dio piuttosto che all'"esperienza", spiegando che l'attività mistica trascende la mera sensazione di Dio come entità esterna, comprendendo invece "nuovi modi di conoscere e amare basati su stati di consapevolezza in cui Dio diventa presente nei nostri atti interiori".
Tuttavia, il concetto di "unione" non è universalmente applicabile. Ad esempio, l'Advaita Vedanta presuppone una realtà singolare, Brahman, che non implica alcuna entità separata con cui unirsi; il Brahman all'interno di ogni individuo (atman) è sempre stato intrinsecamente identico al Brahman. Dan Merkur osserva similmente che definire il misticismo esclusivamente come unione con Dio o con l'Assoluto è eccessivamente restrittivo, poiché alcune tradizioni, come quelle dello Pseudo-Dionigi l'Areopagita e di Meister Eckhart, perseguono uno stato di nulla piuttosto che di unità. Merkur evidenzia anche l'enfasi sul nulla nella Kabbala e nel Buddismo. Blakemore e Jennett sottolineano inoltre la frequente imprecisione delle "definizioni di misticismo", sottolineando che questa particolare interpretazione e definizione rappresenta uno sviluppo recente che nondimeno è diventato lo standard prevalente.
Gellman definisce una "esperienza unitiva" come quella che "implica una de-enfasi fenomenologica, offuscamento o sradicamento della molteplicità, dove si ritiene che il significato cognitivo dell'esperienza risieda proprio in quella fenomenologia funzione."
Processo e contesto esplicativo
Il misticismo include intrinsecamente un contesto esplicativo che impregna di significato le esperienze mistiche, visionarie e correlate, come la trance. Dan Merkur suggerisce che il misticismo può comprendere qualsiasi forma di estasi o stato alterato di coscienza, insieme alle idee e interpretazioni associate. Parsons, a cui fa eco Richard Jones, sottolinea la distinzione critica tra esperienze transitorie e misticismo come processo continuo, che è incorporato in una "matrice religiosa" di testi e pratiche specifici. Peter Moore osserva inoltre che le esperienze mistiche possono verificarsi spontaneamente e naturalmente in individui non affiliati ad alcuna tradizione religiosa, e queste esperienze non sono invariabilmente interpretate all'interno di un quadro religioso. Ann Taves indaga i meccanismi attraverso i quali determinate esperienze vengono classificate e designate come religiose o mistiche.
Intuizione intuitiva e illuminazione
Diversi studiosi sottolineano che l'esperienza mistica implica una comprensione intuitiva del significato esistenziale, delle verità nascoste e della risoluzione delle sfide della vita. Larson definisce "l'esperienza mistica" come "una comprensione intuitiva e realizzazione del significato dell'esistenza". McClenon caratterizza il misticismo come "la dottrina secondo cui speciali stati o eventi mentali consentono la comprensione delle verità ultime". Allo stesso modo, James R. Horne descrive l'illuminazione mistica come "un'esperienza visionaria centrale [...] che si traduce nella risoluzione di un problema personale o religioso."
Evelyn Underhill presuppone che illuminazione serva come descrittore inglese generale per il fenomeno del misticismo. Il termine illuminazione deriva dal latino illuminatio, che veniva applicato alla preghiera cristiana nel XV secolo. Concetti asiatici analoghi includono bodhi, kenshō e satori nel Buddismo, spesso resi come "illuminazione", e vipassana; tutti questi termini denotano processi cognitivi che coinvolgono intuizione e comprensione.
Vita spirituale e riformazione
Gli studiosi sostengono che il misticismo comprende più della semplice "esperienza mistica". Gellman, ad esempio, postula che l'obiettivo finale del misticismo sia la trasformazione umana, piuttosto che esclusivamente il raggiungimento di stati mistici o visionari. Allo stesso modo, McGinn identifica la trasformazione personale come il criterio cruciale per autenticare il misticismo cristiano.
Evoluzione storica del termine
Il periodo ellenistico
Durante l'era ellenistica, il termine "mistico" denotava cerimonie religiose "segrete", come i Misteri Eleusini. Questo utilizzo non implicava direttamente concetti trascendentali. Un "mystikos" era un individuo iniziato a una religione misterica.
Contesto paleocristiano
All'interno del cristianesimo primitivo, il termine "mystikos" comprendeva tre dimensioni interconnesse: quella biblica, quella liturgica e quella spirituale o contemplativa. La dimensione biblica riguardava interpretazioni "nascoste" o allegoriche dei testi scritturali. La dimensione liturgica si riferiva al mistero eucaristico, specificamente alla presenza di Cristo nell'Eucaristia. La terza dimensione implicava la comprensione contemplativa o esperienziale di Dio.
Prima del VI secolo, il termine greco theoria, che in latino significa "contemplazione", veniva applicato all'interpretazione mistica della Bibbia e alla visione diretta di Dio. I primi Padri della Chiesa stabilirono la connessione tra misticismo e visione divina, impiegando il termine come aggettivo in frasi come teologia mistica e contemplazione mistica.
Theoria permise ai Padri della Chiesa di discernere strati profondi di significato all'interno dei testi biblici, che sfuggivano a metodologie interpretative puramente scientifiche o empiriche. In particolare, i Padri antiocheni identificarono un duplice significato in ogni passaggio scritturale, comprendendo interpretazioni sia letterali che spirituali.
Successivamente, la theoria, o contemplazione, si differenziava dalle attività intellettuali, culminando nell'identificazione di θεωρία o contemplatio come una forma distinta di preghiera, separata dalla meditazione discorsiva, sia nella tradizione orientale che in quella occidentale.
Interpretazioni medievali
La concezione tripartita del termine "mistico" persistette per tutto il Medioevo. Dan Merkur osserva che il termine unio mystica è emerso nel XIII secolo, servendo come sinonimo di "matrimonio spirituale", uno stato estatico o estatico raggiunto attraverso la preghiera diretta a contemplare sia l'onnipresenza di Dio nel mondo che la Sua natura essenziale. Il misticismo trovò espressione anche in varie sette contemporanee, tra cui i Valdesi.
Teologia apofatica
Influenzato dallo Pseudo-Dionigi l'Areopagita, il concetto di teologia mistica si è evoluto per significare l'esplorazione delle verità allegoriche della Bibbia e "la consapevolezza spirituale dell'ineffabile Assoluto oltre la teologia dei nomi divini". La teologia apofatica dello Pseudo-Dionigi, nota anche come "teologia negativa", ebbe un profondo impatto sulla religiosità monastica medievale, prevalentemente tra gli uomini a causa delle restrizioni all'istruzione delle donne. Questo approccio teologico fu modellato dal neoplatonismo e divenne molto influente nella teologia cristiana ortodossa orientale. All'interno del cristianesimo occidentale, rappresentava una controcorrente rispetto alla teologia catafatica, o "positiva", dominante.
Il Rinascimento
Durante il XV secolo, l'eminente teologo Jean Gerson scrisse numerose opere sulla "teologia mistica", definendola come qualsiasi conoscenza teologica o divino-umana che nasce nell'ambito affettivo (relativo alla volontà e alle emozioni) piuttosto che in quello intellettivo. Questa forma di misticismo costituiva un'ampia categoria che comprendeva l'apprensione positiva di Dio, spesso raggiunta attraverso l'"attività penitente" pratica (ad esempio, la partecipazione sacramentale), piuttosto che l'estasi religiosa passiva esoterica o trascendente. Gerson lo presentò come un antidoto alla "iper-curiosità autoesaltante" della Scolastica, affermando la sua accessibilità anche a individui non istruiti. L'obiettivo del misticismo affettivo era spesso quello di percepire la bontà o l'amore di Dio, in contrasto con l'enfasi sulla Sua radicale alterità.
Il barone Friedrich von Hügel analizzò la teologia di Caterina da Siena nel quadro della teologia mistica nella sua opera del 1908, L'elemento mistico della religione studiato in Santa Caterina da Genova e i suoi amici. Von Hügel postulò tre componenti fondamentali dell'esperienza religiosa: quella istituzionale/storica, quella intellettuale/speculativa e quella mistica/esperienziale.
Erasmo intendeva il misticismo come residente nella contemplazione dei profondi misteri biblici, in particolare della straordinaria persona di Cristo.
Interpretazioni della prima età moderna
Durante i secoli XVI e XVII, il termine misticismo cominciò a funzionare come sostantivo, uno sviluppo associato a un discorso intellettuale nascente che differenziava sempre più la scienza dalla religione.
Martin Lutero rifiutò l'interpretazione allegorica della Bibbia e denunciò la teologia mistica, percependola più come platonica che cristiana. Di conseguenza, "il mistico", inteso come ricerca di significati testuali nascosti, subì la secolarizzazione e si legò alla letteratura piuttosto che alla scienza o alla prosa.
Contemporaneamente, la scienza si distinse dalla religione. Entro la metà del XVII secolo, il "mistico" era sempre più confinato al dominio religioso, delineando così la religione e la "filosofia naturale" come metodologie divergenti per scoprire i significati nascosti dell'universo. Le agiografie tradizionali e gli scritti sacri furono successivamente etichettati come "mistici", spostando l'attenzione dalle virtù e dai miracoli alle esperienze e agli stati mentali straordinari, stabilendo così una nuova "tradizione mistica". Questo periodo favorì anche una nuova concezione del Divino come essenza umana intrinseca, trascendendo le diverse manifestazioni religiose.
Interpretazioni contemporanee
Il diciannovesimo secolo è stato testimone di una crescente enfasi sull'esperienza individuale, che funge da contrappunto al fiorente razionalismo prevalente nella società occidentale. Quest'epoca limitò in modo significativo la definizione di misticismo:
L'interazione tra punti di vista teologici e scientifici portò a un compromesso in cui la maggior parte delle forme tradizionalmente classificate come misticismo furono riclassificate come semplici fenomeni psicologici. Solo una varietà specifica, caratterizzata dalla ricerca dell'unione con l'Assoluto, l'Infinito o Dio - e la conseguente percezione dell'unità essenziale - era considerata genuinamente mistica. Tuttavia, le prove storiche non confermano una comprensione così ristretta del misticismo.
Influenzato dal perennialismo, una filosofia resa popolare sia in contesti occidentali che orientali dall'Unitarismo, dai Trascendentalisti e dalla Teosofia, il concetto di misticismo si espanse fino a comprendere un'ampia gamma di tradizioni religiose, integrando varie forme di esoterismo, pratiche e credenze. Questa estensione del termine a fenomeni comparabili nelle religioni non cristiane ha plasmato in modo significativo le reazioni indù e buddiste al colonialismo, dando origine a movimenti come il Neo-Vedanta e il modernismo buddista.
Nel discorso contemporaneo, il "misticismo" si è evoluto in un termine che comprende diverse visioni del mondo non razionali, parapsicologia e pseudoscienza. William Harmless afferma in particolare che il misticismo è diventato "un toccasana per le stranezze religiose". Nell'ambito dello studio accademico della religione, la presunta "comunanza inequivocabile" del termine è diventata "opaca e controversa". L'applicazione del "misticismo" varia in modo significativo tra le diverse tradizioni, spingendo alcuni studiosi a evidenziare la fusione del misticismo con concetti correlati come spiritualità ed esoterismo, sottolineando le distinzioni tra le varie tradizioni.
Tipologie e Manifestazioni
A partire da diverse definizioni, tra cui il misticismo come esperienza di unione o di nulla, come stato di coscienza alterato attribuito dalla religione, come "illuminazione" o intuizione profonda e come percorso di trasformazione, il "misticismo" si manifesta in numerose culture e tradizioni religiose, abbracciando contesti sia popolari che religiosi organizzati. Queste tradizioni spesso incorporano pratiche progettate per indurre esperienze religiose o mistiche, insieme a quadri e discipline etiche volte a promuovere l'autocontrollo e a integrare tali esperienze nell'esistenza quotidiana.
Dan Merkur osserva, tuttavia, che le pratiche mistiche sono spesso distinte dalle osservanze religiose quotidiane e sono spesso limitate a "specialisti religiosi come monaci, sacerdoti e altri rinuncianti".
Misticismo sciamanico
Dan Merkur postula che lo sciamanesimo possa essere considerato una forma di misticismo, caratterizzata dall'accesso al mondo degli spiriti attraverso l'estasi religiosa. Mircea Eliade definisce similmente lo sciamanesimo come una "tecnica di estasi religiosa".
Lo sciamanesimo implica che un praticante raggiunga uno stato alterato di coscienza per percepire e interagire con gli spiriti, incanalando così le energie trascendentali nel regno terreno. Uno sciamano è riconosciuto come un individuo che possiede accesso e influenza all'interno del dominio degli spiriti benevoli e malevoli, che in genere entra in uno stato di trance durante i rituali per eseguire divinazioni e guarigioni.
Il neosciamanesimo si riferisce alle iterazioni contemporanee di pratiche sciamaniche o metodologie per la ricerca di visioni e guarigioni, osservate principalmente nelle nazioni occidentali. Questo movimento comprende uno spettro eclettico di credenze e rituali incentrati sul raggiungimento di stati alterati di coscienza e sulla comunicazione con il mondo degli spiriti, spesso associati alle pratiche New Age.
Misticismo occidentale
Religioni misteriose
I Misteri Eleusini (greco: Ἐλευσίνια Μυστήρια) costituivano riti di iniziazione annuali all'interno dei culti dedicati alle dee Demetra e Persefone, condotti in modo confidenziale a Eleusi, un sito vicino ad Atene nell'antica Grecia. Originario del 1600 a.C. circa durante il periodo miceneo, questi misteri persistettero per due millenni, evolvendosi in una festa significativa durante l'era ellenica prima di estendere la loro influenza a Roma. Un corposo corpus di lavori accademici suggerisce che il profondo impatto dei Misteri Eleusini derivasse dalle proprietà psicoattive del kykeon, che funziona come un enteogeno.
Misticismo cristiano
Primo Cristianesimo
La teologia apofatica, o "negativa", articolata dallo Pseudo-Dionigi l'Areopagita nel VI secolo influenzò profondamente la religiosità monastica medievale, influenzando sia le tradizioni orientali che, attraverso le traduzioni latine, i contesti occidentali. Lo pseudo-Dionigi integrò la filosofia neoplatonica, in particolare le idee di Proclo, nel discorso teologico cristiano.
Cristianesimo ortodosso orientale
La Chiesa ortodossa orientale mantiene una venerabile tradizione di theoria (esperienza intima) e hesychia (immobilità interiore), in cui la preghiera contemplativa facilita la quiete mentale, consentendo il progresso verso la theosis (divinizzazione).
LaTheosis, definita come unità pratica e conformità a Dio, si realizza attraverso la pratica della preghiera contemplativa, che costituisce la fase iniziale della theoria e nasce dal coltivare la vigilanza (nepsis). All'interno della theoria, l'individuo percepisce le operazioni divine "divisibilmente indivisibili" (energeia) di Dio come la "luce increata" della trasfigurazione, una grazia eterna che emana intrinsecamente dall'oscurità profonda dell'incomprensibile essenza divina. Questa ricerca rappresenta l'obiettivo centrale dell'esicasmo, una disciplina spirituale elaborata da San Simeone il Nuovo Teologo, adottata dalle comunità monastiche del Monte Athos e sostenuta in modo prominente da San Gregorio Palamas in opposizione al filosofo umanista greco Barlaam di Calabria. I critici cattolici romani sostengono che la pratica esicastica trae origine dalla metodologia pratica sistematica per il quietismo di Simeone il Nuovo Teologo.
Simeone ipotizzò che l'esperienza spirituale diretta conferisse ai monaci l'autorità di predicare e concedere l'assoluzione dai peccati, eludendo così la necessità dell'ordinazione formale. In contrasto con le autorità della Chiesa che spesso presentavano insegnamenti da un punto di vista speculativo e filosofico, l'insegnamento di Simeone derivava dai suoi incontri mistici personali, che incontrarono una significativa opposizione a causa della sua metodologia carismatica e della difesa delle esperienze individuali e dirette della grazia divina.
Europa occidentale
L'Alto Medioevo fu testimone di una significativa proliferazione di pratiche mistiche e quadri teorici all'interno del cattolicesimo romano occidentale, in coincidenza con l'emergere di nuovi ordini monastici. Figure di spicco di vari ordini, tra cui Guigo II, Ildegarda di Bingen, Bernardo di Chiaravalle e i Vittorini, contribuirono a questo sviluppo, insieme all'iniziale crescita diffusa della pietà popolare tra i laici.
Il tardo Medioevo fu caratterizzato da una notevole divergenza intellettuale tra le scuole di pensiero domenicana e francescana, che rifletteva anche un conflitto tra distinte teologie mistiche. Una prospettiva era rappresentata da Domenico de Guzmán, mentre l'altra comprendeva gli insegnamenti di Francesco d'Assisi, Antonio da Padova, Bonaventura e Angela da Foligno. Quest'epoca produsse anche personaggi influenti come Giovanni di Ruysbroeck, Caterina da Siena e Caterina da Genova, promosse movimenti come la Devotio Moderna e produsse testi fondamentali tra cui la Theologia Germanica, La nuvola dell'inconoscimento e L'imitazione di Cristo.
Inoltre, il periodo osservò l'emergere di gruppi mistici organizzati per regioni geografiche. Questi includevano le Beghine, con figure notevoli come Mechthild di Magdeburgo e Hadewijch; i mistici della Renania, comprendenti Meister Eckhart, Johannes Tauler e Henry Suso; e i mistici inglesi, tra cui Richard Rolle, Walter Hilton e Giuliana di Norwich. I mistici spagnoli di spicco di questo periodo furono Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Ignazio di Loyola.
La successiva era post-Riforma vide i contributi letterari di visionari laici come Emanuel Swedenborg e William Blake, insieme alla fondazione di movimenti mistici come quello quacchero. Il misticismo cattolico è persistito fino al periodo moderno, esemplificato da figure come Padre Pio e Thomas Merton.
La *Filocalia*, un antico compendio di testi mistici ortodossi orientali, ha acquisito importanza grazie al sostegno della scuola tradizionalista del XX secolo.
Esoterismo occidentale e spiritualità contemporanea
Varie tradizioni esoteriche occidentali e componenti della spiritualità contemporanea, tra cui il Trascendentalismo, la Teosofia, la Quarta Via, Martinus, la scienza spirituale e il neopaganesimo, sono spesso classificate come forme di misticismo. La moderna spiritualità occidentale e la psicologia transpersonale integrano le metodologie psicoterapeutiche occidentali con pratiche religiose, come la meditazione, per facilitare una trasformazione personale duratura. Il misticismo della natura, caratterizzato da una profonda esperienza di unità con il mondo naturale o l'insieme cosmico, era particolarmente favorito dagli autori romantici.
Misticismo ebraico
Nell'era volgare, il misticismo ebraico si è manifestato principalmente in due forme: il misticismo della Merkabah e la Kabbalah. Il misticismo della Merkabah, precedente alla Kabbalah, era incentrato su esperienze visionarie, in particolare quelle descritte nel Libro di Ezechiele. La sua nomenclatura deriva dal termine ebraico per "carro", alludendo alla visione di Ezechiele di un carro celeste formato da entità divine.
La Kabbalah costituisce un corpus di dottrine esoteriche intese a chiarire la relazione tra l'immutabile, eterno ed enigmatico Ein Sof (l'Infinito) e l'universo transitorio e finito (la sua creazione). All'interno dell'ebraismo, stabilisce i principi fondamentali dell'esegesi mistica religiosa.
La Kabbalah inizialmente si è evoluta esclusivamente nel quadro della tradizione intellettuale ebraica. I praticanti della Kabbalah fanno spesso riferimento a fonti ebraiche classiche per spiegare e comprovare le sue dottrine esoteriche. Di conseguenza, gli aderenti all'ebraismo considerano questi insegnamenti per delineare il significato intrinseco sia della Bibbia ebraica che della letteratura rabbinica tradizionale, rappresentando la loro dimensione precedentemente velata e trasmessa, e per chiarire il significato profondo delle osservanze religiose ebraiche.
In seguito alle prime manifestazioni del misticismo ebraico, la Kabbalah emerse nel sud della Francia e in Spagna durante i secoli XII e XIII, subendo una reinterpretazione all'interno della rinascita mistica ebraica di Palestina ottomana del XVI secolo. La sua divulgazione avvenne attraverso il giudaismo chassidico dal XVIII secolo in poi. L'interesse accademico e popolare del XX secolo per la Kabbalah ha stimolato il rinnovamento ebraico interconfessionale e ha contribuito a una più ampia spiritualità contemporanea non ebraica, promuovendo contemporaneamente il suo fiorente studio accademico e la rivalutazione storica.
All'interno del misticismo ebraico, il concetto di "Segulot" è prevalente. "Segulot" si riferisce alle potenze spirituali che si ritiene influenzino la realtà mondana. Tuttavia, l'efficacia di "Segulot" non è garantita. In tempi di avversità, l'imperativo principale è fare introspezione sulle proprie azioni per identificare le trasgressioni che potrebbero aver precipitato la difficoltà, poiché "teshuvah, tefillah e tzedakah (pentimento, preghiera e carità) scongiurano il malvagio decreto". Tuttavia, se qualcuno si è già impegnato nella teshuvah, ha pregato con sincera devozione e ha eseguito la tzedakah, in particolare a sostegno degli studiosi, è considerato appropriato invocare ulteriormente il potere di "Segulot" per fornire, metaforicamente, un ulteriore impulso verso il raggiungimento della salvezza desiderata.
Misticismo islamico
È ampiamente accettato che il sufismo incarni la dimensione intrinseca e mistica dell'Islam.
Gli studiosi sufi classici hanno caratterizzato il sufismo come:
Una disciplina il cui scopo è la rettifica del cuore e il suo reindirizzamento da tutte le entità diverse da Dio.
Un praticante di questa tradizione è attualmente identificato come ṣūfī (صُوفِيّ), o, storicamente, un derviscio. L'etimologia del termine "Sufi" rimane incerta. Un'interpretazione suggerisce che "Sufi" denoti chi indossa la lana, in riferimento ai pii asceti del primo Islam che adottarono indumenti di lana e si ritirarono dagli ambienti urbani. Una spiegazione alternativa presuppone che la parola "Sufi" significhi "purezza".
I sufi tipicamente si affiliano a un halaqa, che è un circolo o gruppo guidato da uno sceicco o Murshid. Questi circoli sufi fanno comunemente parte di una Tariqa, che rappresenta un ordine sufi, ciascuno dei quali possiede una Silsila, o lignaggio spirituale. Questo lignaggio fa risalire la sua successione a illustri sufi di epoche precedenti, estendendosi spesso alla fine a Maometto o a uno dei suoi compagni più stretti. I turuq (la forma plurale di tariqa) non operano come comunità di clausura affini agli ordini monastici cristiani; invece, i loro aderenti mantengono un impegno con la vita esterna. L'affiliazione a un gruppo sufi spesso segue linee ereditarie. Le riunioni possono o meno essere segregate per genere, a seconda delle usanze predominanti della società nel suo insieme. La precedente adesione alla fede musulmana non è sempre un prerequisito per l'ingresso, soprattutto nelle nazioni occidentali.
La pratica sufi comprende diversi elementi chiave, tra cui:
- Dhikr, definito come il ricordo di Dio, si manifesta spesso come canto ritmico ed esercizi di respirazione controllata.
- Sama, che coinvolge musica e danza, include in particolare la caratteristica danza vorticosa eseguita dai dervisci Mevlevi, che ha ottenuto un notevole riconoscimento nelle culture occidentali.
- Muraqaba, una pratica di meditazione.
- I pellegrinaggi ai luoghi sacri, in particolare alle tombe dei santi sufi, vengono intrapresi per contemplare la mortalità e onorare l'eredità di individui venerati.
Gli obiettivi del Sufismo comprendono il raggiungimento di stati estatici (hal), la purificazione del cuore (qalb), la trascendenza del sé inferiore (nafs), l'annientamento della personalità individuale (fana), la profonda comunione con Dio (haqiqa) e l'acquisizione di una conoscenza superiore (marifat). Alcuni principi e rituali sufi sono stati considerati eterodossi da altre comunità musulmane; ad esempio, Mansur al-Hallaj fu giustiziato per blasfemia dopo aver proclamato "Io sono la verità" (cioè Dio) - Ana'l Haqq - durante una trance.
Imminenti figure sufi classiche includono Jalaluddin Rumi, Fariduddin Attar, Sultan Bahoo, Saadi Shirazi e Hafez, tutti poeti significativi in lingua persiana. Omar Khayyam, Al-Ghazzali e Ibn Arabi si sono distinti come studiosi rinomati. Abdul Qadir Jilani, Moinuddin Chishti e Bahauddin Naqshband, insieme a Rumi, fondarono influenti ordini sufi. Rabia Basri è riconosciuta come la donna sufi più eminente.
Il sufismo inizialmente si impegnò con il mondo giudaico-cristiano durante il periodo del governo musulmano in Iberia. Nell'era moderna, una rinascita di interesse per il sufismo è emersa nelle nazioni non musulmane, guidata da individui come Inayat Khan, Idries Shah e Abdalqadir as-Sufi (tutti con sede nel Regno Unito), René Guénon (Francia) e Ivan Aguéli (Svezia). Inoltre, il sufismo ha storicamente mantenuto una presenza significativa nei paesi asiatici privi di maggioranza musulmana, tra cui India e Cina.
misticismo orientale
Buddismo
Paul Oliver, docente presso l'Università di Huddersfield, presuppone che il Buddismo presenti caratteristiche mistiche attraverso il suo obiettivo di identificare la vera natura del sé (che comprende concetti come anatman, sunyata e natura di Buddha) e successivamente vivere in accordo con questa comprensione. Originario dell'India tra il VI e il IV secolo a.C., il buddismo è ora praticato prevalentemente in altre nazioni, dove si è diversificato in varie tradizioni, principalmente Theravada, Mahayana e Vajrayana.
Il buddismo cerca la liberazione dal ciclo della rinascita attraverso l'autodisciplina, ottenuta attraverso la meditazione e una condotta etica. Alcuni percorsi buddisti, come gli stadi di illuminazione Theravada, sostengono un'evoluzione graduale e una trasformazione della personalità verso il Nirvana. Al contrario, altre tradizioni, incluso il Rinzai Zen giapponese, danno priorità all'intuizione improvvisa e allo stesso tempo impongono un addestramento rigoroso, che incorpora meditazione e autocontrollo.
Sebbene Theravada non riconosca un Assoluto teistico, postula il Nirvana come una realtà trascendente raggiungibile. Questa tradizione enfatizza ulteriormente la trasformazione personale attraverso la pratica meditativa, l'autocontrollo e la condotta etica. Richard H. Jones caratterizza Theravada come una forma consapevole di misticismo sia estroverso che introverso, in cui l'organizzazione concettuale delle esperienze e il senso convenzionale di sé sono ridotti. In Occidente, è riconosciuto principalmente attraverso il movimento Vipassana, che comprende vari rami buddisti Theravāda moderni originari di Birmania, Cambogia, Laos, Tailandia e Sri Lanka e comprende istruttori buddisti americani contemporanei come Joseph Goldstein e Jack Kornfield.
La scuola Yogacara all'interno del Buddismo Mahayana esamina le operazioni della mente, affermando che solo la mente stessa (citta-mātra) o le rappresentazioni che percepiamo (vijñapti-mātra) possiedono vera esistenza. La successiva filosofia buddista Mahayana, adottando una prospettiva idealistica, arrivò a considerare la mente non modificata come una coscienza incontaminata da cui emergono tutti i fenomeni. Il concetto di Vijñapti-mātra, quando combinato con natura di Buddha o tathagatagarba, ha influenzato profondamente la successiva evoluzione del buddismo Mahayana, non solo in India ma anche in Cina e Tibet, in particolare all'interno delle tradizioni Chán (Zen) e Dzogchen.
Le tradizioni Zen cinese e giapponese si basano fondamentalmente sull'interpretazione cinese della natura di Buddha come essenza intrinseca di un individuo, insieme alla dottrina delle due verità, che postula una polarità tra la realtà relativa e quella assoluta. L'obiettivo primario dello Zen è raggiungere la comprensione della propria natura autentica, o natura di Buddha, attualizzando così la realtà assoluta nel contesto dell'esistenza relativa. All'interno della scuola Soto, la natura di Buddha è considerata perpetuamente presente e *shikan-taza* (meditazione seduta) serve come manifestazione di questa Buddità intrinseca. Il Rinzai Zen, al contrario, sottolinea la necessità di una visione rivoluzionaria e trasformativa di questa natura di Buddha, sottolineando anche la pratica continua richiesta per approfondire questa comprensione e integrarla nella vita quotidiana, come esemplificato da concetti come le Tre Porte Misteriose, i Quattro Modi di Conoscere di Hakuin e le Dieci Immagini della Pastorizia dei Buoi. Lo studioso Zen giapponese D.T. Suzuki ha identificato paralleli tra il buddismo Zen e il misticismo cristiano, in particolare con gli insegnamenti di Meister Eckhart.
La tradizione tibetana Vajrayana è fondata sulla filosofia Madhyamaka e sul Tantra. Nello yoga delle divinità, i praticanti si impegnano in visualizzazioni di divinità, che vengono successivamente dissolte per facilitare la realizzazione della vacuità intrinseca di tutti i fenomeni. Dzogchen, un insegnamento prevalente sia nella scuola buddista tibetana Nyingma che nella tradizione Bön, enfatizza la visione diretta della propria natura fondamentale. Questa tradizione presuppone che la "mente-natura" diventi manifesta al momento dell'illuminazione, caratterizzata da una consapevolezza non concettuale (rigpa, o "presenza aperta") del proprio essere intrinseco, descritta come "un riconoscimento della propria natura senza inizio". Mahamudra condivide somiglianze concettuali con Dzogchen, in particolare nella sua enfasi su un percorso meditativo verso l'intuizione e la liberazione.
Induismo
All'interno dell'Induismo, diverse *sadhana* (discipline spirituali) vengono impiegate per superare l'ignoranza (avidya) e trascendere l'identificazione con il corpo fisico, la mente e l'ego, mirando infine al moksha: la liberazione dal ciclo di nascita e morte. L'induismo comprende numerose tradizioni ascetiche e scuole filosofiche interconnesse, tutte mirate al *moksha* e al raggiungimento di elevate capacità spirituali. Dopo l'inizio della colonizzazione britannica in India, queste tradizioni indigene furono spesso reinterpretate attraverso strutture concettuali occidentali, come il "misticismo", portando ad analisi comparative con la terminologia e le pratiche occidentali.
Lo yoga si riferisce a un sistema completo di pratiche o discipline fisiche, mentali e spirituali progettate per raggiungere uno stato di tranquillità duratura. Esistono molteplici tradizioni yoga nell'induismo, nel buddismo e nel giainismo. Gli Yoga Sūtra di Patañjali definiscono notoriamente lo yoga come "il calmare i mutevoli stati della mente", un processo che culmina nel profondo stato di *samadhi*.
Il Vedanta classico fornisce interpretazioni filosofiche e ampi commenti sulle Upanishad, un'ampia raccolta di antichi testi sacri. Sono riconosciute almeno dieci scuole distinte di Vedanta, di cui Advaita Vedanta, Vishishtadvaita e Dvaita sono le più importanti. L'Advaita Vedanta, articolato da Adi Shankara, afferma la non dualità tra Atman (l'anima individuale) e Brahman (la realtà ultima). La sua scuola secondaria più riconosciuta è la Kevala Vedanta, conosciuta anche come mayavada, come elaborata da Adi Shankara. L'Advaita Vedanta ha ottenuto un ampio riconoscimento all'interno della cultura indiana e a livello globale come rappresentazione per eccellenza della spiritualità indù. Al contrario, il Bhedabheda-Vedanta presuppone che Atman e Brahman siano simultaneamente identici e non identici, mentre il Dvaita Vedanta sostiene che Atman e Dio sono entità fondamentalmente distinte. Nel discorso contemporaneo, il Neo-Vedanta ha caratterizzato le Upanishad come testi "mistici".
Tantra
Tantra è una designazione accademica per una tradizione distinta di meditazione e rituale che ebbe origine in India almeno nel V secolo d.C. Questa tradizione ha influenzato in modo significativo le pratiche indù, bön, buddiste e giainiste, diffondendosi insieme al buddismo nell'Asia orientale e sud-orientale. I rituali tantrici tentano di accedere al sovramondano impegnandosi con il mondano, stabilendo un'identificazione tra il microcosmo e il macrocosmo. L'obiettivo fondamentale del Tantra è sublimare la realtà piuttosto che negarla. I praticanti del Tantra mirano a utilizzare il prana (l'energia vitale che permea l'universo, compreso il corpo umano) per raggiungere obiettivi che possono essere spirituali, materiali o una combinazione degli stessi. Le pratiche tantriche comprendono la visualizzazione delle divinità, la recitazione di mantra e la creazione di mandala e possono anche coinvolgere rituali sessuali e altri rituali antinomiani.
Sikhismo e filosofia Sant
Le origini del misticismo all'interno della fede sikh sono attribuite al suo fondatore, Guru Nanak, che sperimentò profondi stati mistici fin dalla tenera età. Guru Nanak ha sottolineato la necessità di percepire il divino attraverso un 'occhio interiore' o il 'cuore' di un individuo. Successivamente, Guru Arjan, il quinto Guru Sikh, incorporò gli scritti di mistici (bhagat) di diverse tradizioni religiose nelle sacre scritture, che in seguito si unirono nel Guru Granth Sahib.
L'obiettivo finale del Sikhismo è il raggiungimento dell'unione con il Divino. Gli aderenti si impegnano nella meditazione come percorso verso l'illuminazione spirituale; questa pratica meditativa dedicata, conosciuta come simran, è intesa per facilitare la comunione tra la coscienza umana infinita e finita. A differenza di altre tradizioni dharmiche, la meditazione Sikh non si concentra principalmente sul controllo del respiro. Invece, il Simran implica prevalentemente il ricordo di Dio attraverso la recitazione del Nome Divino. Un'espressione metaforica comune descrive i mistici come "arrendersi ai piedi del Signore".
Taoismo
Al centro della filosofia taoista è il concetto del Tao, comunemente reso come "Via", che rappresenta un principio cosmico ineffabile. Le nozioni complementari ma interdipendenti di yin e yang simboleggiano ulteriormente l'armonia, con i testi taoisti che spesso evidenziano gli attributi Yin di femminilità, passività e resa. Le pratiche taoiste comprendono vari esercizi e rituali progettati per manipolare la forza vitale, il Qi, con l'obiettivo di promuovere la salute e prolungare la longevità. Queste pratiche si sono evolute in discipline ben note nel mondo occidentale, come il Tai chi.
Misticismo e moralità
Un'indagine filosofica significativa nell'ambito dello studio del misticismo riguarda il suo rapporto con la moralità. Albert Schweitzer ha articolato notoriamente la prospettiva secondo cui misticismo e moralità sono fondamentalmente incompatibili. Allo stesso modo, Arthur Danto sosteneva che la moralità è, come minimo, incoerente con le dottrine mistiche indiane. Al contrario, Walter Stace ha postulato che il misticismo non solo è compatibile con la moralità, ma funge anche da fonte fondamentale e giustificazione. Altri ricercatori nel campo del misticismo hanno concluso che l'interazione tra misticismo e moralità è considerevolmente più complessa di quanto suggeriscano queste visioni dicotomiche.
Richard King esamina criticamente l'inclinazione individualistica all'interno del misticismo contemporaneo, notando il suo crescente distacco dalle considerazioni politiche:
La privatizzazione del misticismo – definita come la crescente propensione a situare i fenomeni mistici all'interno del dominio psicologico delle esperienze individuali – lo emargina di fatto dalle preoccupazioni politiche come la giustizia sociale. Di conseguenza, il misticismo viene reinterpretato come uno sforzo personale incentrato sulla coltivazione di stati interni di tranquillità ed equanimità che, invece di mirare a trasformare le strutture sociali, funzionano per riconciliare l'individuo con lo status quo prevalente mitigando l'ansia e lo stress.
Note
Fonti
Fonti-web
- Citazioni relative al misticismo su Wikiquote
