Nei contesti artistici, il realismo denota tipicamente uno sforzo di ritrarre i soggetti in modo autentico, privo di artificiosità, iperbole o qualsiasi componente speculativa o soprannaturale. Sebbene spesso scambiati con naturalismo, questi termini non sono intrinsecamente equivalenti. Il naturalismo, concettualizzato all’interno della rappresentazione visiva occidentale, mira a rappresentare oggetti con una distorsione minima, intrinsecamente legata all’emergere della prospettiva lineare e dell’illusionismo durante il Rinascimento europeo. Al contrario, il realismo, sebbene fondato sulla rappresentazione naturalistica e su una divergenza dall’idealizzazione prevalente nella precedente arte accademica, spesso designa un movimento storico artistico distinto emerso in Francia dopo la Rivoluzione francese del 1848. Spinto da una rinnovata attenzione alla popolazione comune e dall’ascesa delle ideologie politiche di sinistra, il realismo, esemplificato da artisti come Gustave Courbet, spesso metteva in risalto l’ordinario, lo sgradevole o lo squallido. I pittori realisti ripudiavano consapevolmente il romanticismo, un movimento che era diventato dominante nella letteratura e nell'arte francese dalla fine del XVIII secolo.
Nell'arte, il realismo è generalmente il tentativo di rappresentare l'oggetto in modo veritiero, senza artificiosità, esagerazione o elementi speculativi o soprannaturali. Il termine è spesso usato in modo intercambiabile con naturalismo, sebbene questi termini non siano necessariamente sinonimi. Il naturalismo, come idea relativa alla rappresentazione visiva nell’arte occidentale, cerca di rappresentare oggetti con la minima distorsione possibile ed è legato allo sviluppo della prospettiva lineare e dell’illusionismo nell’Europa rinascimentale. Il realismo, sebbene basato sulla rappresentazione naturalistica e su un allontanamento dall’idealizzazione della precedente arte accademica, spesso si riferisce a uno specifico movimento storico artistico che ebbe origine in Francia all’indomani della Rivoluzione francese del 1848. Con artisti come Gustave Courbet che capitalizzavano sul banale, brutto o sordido, il realismo era motivato dal rinnovato interesse per la gente comune e dall’ascesa della politica di sinistra. I pittori realisti rifiutarono il Romanticismo, che era arrivato a dominare la letteratura e l'arte francese, con radici alla fine del XVIII secolo.
Durante l'Europa del XIX secolo, il "Naturalismo" o la "scuola naturalista" fu in qualche modo deliberatamente stabilito come designazione per un sottomovimento distinto all'interno del realismo. Questo movimento cercò, con vari gradi di successo, di differenziarsi dal suo stile fondativo evitando deliberatamente i commenti politici e sociali. Spesso affermava anche un fondamento quasi scientifico, sfruttando la connotazione di "naturalista" come studioso di storia naturale, che era il termine prevalente per le scienze biologiche a quel tempo.
Il realismo ha influenzato anche vari movimenti attraverso altre discipline artistiche, incluso lo stile operistico del verismo, il realismo letterario, il realismo teatrale e il cinema neorealista italiano.
Arti visive
Come aggettivo, "realistico" si riferisce tipicamente alla verosimiglianza visiva, differenziandola dall'arte "realista", che affronta principalmente l'argomento. Analogamente, "illusionistico" può descrivere la rappresentazione accurata delle apparenze visive all'interno di una composizione artistica. All'interno della pittura, il naturalismo significa la rappresentazione artistica esatta, meticolosa e fedele di scene e oggetti. Questo approccio è anche chiamato mimesi o illusionismo e divenne particolarmente importante nella pittura europea durante il XV secolo, in particolare nelle opere dei primi Paesi Bassi di artisti come Robert Campin e Jan van Eyck. Al contrario, i pittori del movimento realista del XIX secolo, tra cui Gustave Courbet, non erano riconosciuti principalmente per la loro assoluta precisione e la meticolosa resa delle apparenze visive. All'epoca di Courbet, una rappresentazione così dettagliata era più caratteristica della pittura accademica, che spesso rappresentava scene storiche artificiose, artificiali o immaginarie con notevole abilità e cura.
Resistenza all'idealizzazione
Il realismo, o naturalismo, come stile artistico, ritrae i soggetti in modo non idealizzato e può essere applicato a qualsiasi argomento, non esclusivamente a quello tipico o banale. Nonostante l’idealismo pervasivo nell’arte classica, questo approccio trovò antecedenti classici, che si rivelarono vantaggiosi nel sostenere tali rappresentazioni durante i periodi rinascimentale e barocco. Si dice che Demetrio di Alopece, uno scultore del IV secolo a.C. le cui opere sono andate perdute, fosse noto per aver dato priorità al realismo rispetto alla bellezza idealizzata. Allo stesso modo, durante l’Antica Repubblica Romana, le figure politiche preferivano rappresentazioni veristiche nei loro ritratti, sebbene gli imperatori successivi gravitassero verso l’idealismo greco. I ritratti di Goya della famiglia reale spagnola esemplificano una rappresentazione onesta e cruda di individui di spicco.
Un tema persistente nell'arte cristiana implicava una forma di "realismo" che sottolineava l'aspetto umano delle figure religiose, in particolare Cristo e la sua sofferenza fisica durante la Passione. Questo sviluppo artistico emerse nel tardo Medioevo, influenzato dalla letteratura devozionale contemporanea. Durante questo periodo, alcune sculture in legno dipinto, diffuse soprattutto in Germania e nell'Europa centrale, raffiguravano Cristo con un'intensità quasi grottesca, coperto di ferite e sangue. L'obiettivo era indurre gli spettatori a contemplare la profonda sofferenza patita da Cristo. Mentre questa tendenza diminuì durante il Rinascimento, opere analoghe riemersero in epoca barocca, in particolare nella scultura spagnola.
I teorici del Rinascimento hanno avviato un discorso durato secoli riguardante il giusto equilibrio tra la rappresentazione artistica derivata dall'osservazione naturale e quella basata su forme idealizzate. Queste forme idealizzate provenivano tipicamente da prototipi classici o da creazioni di altri artisti. Mentre alcuni riconoscevano l’importanza del naturalismo, molti sostenevano di idealizzare la natura in varia misura, incorporando così solo elementi esteticamente gradevoli. Leonardo da Vinci, ad esempio, sostenne lo studio meticoloso della natura, con l'obiettivo di ritrarre l'intero spettro delle variazioni individuali nelle figure umane e in altri soggetti. Al contrario, Leon Battista Alberti emerse come uno dei primi sostenitori dell’idealizzazione, enfatizzando le forme tipiche. Altre figure, come Michelangelo, appoggiarono la selezione degli aspetti più belli, rinunciando notevolmente a dipingere ritratti proprio per questo motivo.
Il dibattito persistette fino al XVII secolo, in particolare in Italia, dove spesso ruotava attorno alla dicotomia tra l'"idealismo classico" associato ai Carracci e l'approccio "naturalista" dei Caravaggisti. Questi ultimi, seguaci di Caravaggio, raffiguravano narrazioni religiose come se fossero situate nei vicoli mondani delle città italiane contemporanee e si identificavano con il termine "naturalista". Decenni dopo la prematura scomparsa di Caravaggio, Bellori, un critico poco incline allo stile di Caravaggio, fece riferimento a "Coloro che si gloriano in nome dei naturalisti" (naturalisti).
Nel XIX secolo, il naturalismo emerse come un movimento artistico ampiamente definito in tutta Europa, distinto dal realismo per la sua assenza di motivazioni politiche esplicite. Il critico d'arte francese Jules-Antoine Castagnary coniò il termine dichiarando nel 1863: "La scuola naturalista dichiara che l'arte è l'espressione della vita in tutte le fasi e a tutti i livelli, e che il suo unico scopo è riprodurre la natura portandola alla sua massima potenza e intensità: è verità in equilibrio con la scienza". Émile Zola adottò successivamente questo termine, applicando un'enfasi scientifica comparabile ai suoi obiettivi letterari nel romanzo. Sebbene molti dipinti naturalisti esplorassero temi simili a quelli trovati nell'impressionismo, in genere impiegavano tecniche di pennellata più limitate e convenzionali.
Per diversi decenni, il termine "naturalista" fu "continuò ad essere usato indiscriminatamente per vari tipi di realismo", spesso servendo come descrittore generale per l'arte che divergeva dall'impressionismo, dai successivi movimenti modernisti e dall'arte accademica. Movimenti come le fasi successive della Scuola francese di Barbizon, la Scuola di pittura di Düsseldorf (che attirò studenti internazionali) e il Regionalismo americano del XX secolo sono spesso classificati come "naturalisti", sebbene questa designazione sia raramente applicata alla pittura britannica. Più recentemente, alcuni storici dell'arte hanno attribuito l'etichetta "naturalista" a Courbet o agli impressionisti.
Illusionismo
L'evoluzione di rappresentazioni artistiche progressivamente precise dei fenomeni visivi possiede una lunga storia. Questa progressione comprende elementi come la rappresentazione accurata dell'anatomia umana e animale, l'applicazione di effetti prospettici e di distanza e la meticolosa resa della luce e del colore. L’arte europea del Paleolitico superiore, ad esempio, ha prodotto raffigurazioni di animali straordinariamente realistiche. L'arte dell'antico Egitto, al contrario, stabilì convenzioni che integravano sia la stilizzazione che l'idealizzazione. L'arte dell'antica Grecia è ampiamente riconosciuta per i suoi significativi progressi nella rappresentazione anatomica. Sebbene non sia sopravvissuto alcun pannello o dipinto murale originale di importanti artisti greci, i documenti letterari e il corpo esistente di opere derivate (principalmente mosaici greco-romani) suggeriscono che l'illusionismo era molto apprezzato nella loro pittura. Il famoso aneddoto di Plinio il Vecchio del V secolo a.C., che descrive gli uccelli che tentano di beccare l'uva dipinta da Zeusi, è probabilmente apocrifo.
Al di là della precisione nella forma, nella luce e nel colore, i dipinti romani dimostrano una comprensione intuitiva ma efficace nel rendere gli oggetti distanti più piccoli di quelli vicini e nel rappresentare forme geometriche regolari, come i tetti e le pareti delle stanze, con la prospettiva. Questo progresso nelle tecniche illusionistiche non significò, tuttavia, un ripudio dell’idealismo. Le statue degli dei e degli eroi greci miravano a rappresentare accuratamente forme idealizzate e belle, sebbene ad alcune opere, come le teste del notoriamente poco attraente Socrate, fosse permesso deviare da questi ideali estetici. La ritrattistica romana, in particolare quando meno influenzata dall'estetica greca, mostrava una maggiore dedizione alla rappresentazione veritiera dei suoi soggetti, una pratica nota come verismo.
L'arte tardoantica abbandonò in particolare l'illusionismo a favore del potere espressivo, un cambiamento che era già significativamente avanzato quando il cristianesimo iniziò a influenzare le pratiche artistiche d'élite. Nell’arte occidentale, i parametri classici dell’illusionismo non furono mantenuti fino al tardo medioevo e al primo rinascimento. Questa rinascita fu facilitata inizialmente nei Paesi Bassi all'inizio del XV secolo, e successivamente in Italia intorno al 1470, attraverso l'innovazione delle tecniche di pittura a olio. Questi metodi hanno consentito la creazione di effetti di luce estremamente sottili e precisi applicando più strati di vernice e smalto. Allo stesso tempo, gli approcci scientifici alla rappresentazione prospettica emersero in Italia all’inizio del XV secolo, diffondendosi progressivamente in tutta Europa. Fu riscoperta anche l'accuratezza anatomica, largamente influenzata dai principi artistici classici. L'idealismo, rispecchiando le tradizioni classiche, persisteva come standard artistico prevalente.
La rappresentazione precisa dei paesaggi nella pittura si è evoluta attraverso l'arte del primo Olanda/Primo Rinascimento settentrionale e del Rinascimento italiano, raggiungendo un sofisticato apice nella pittura olandese dell'età dell'oro del XVII secolo. Questo periodo ha visto lo sviluppo di tecniche altamente sfumate per rendere diverse condizioni meteorologiche e diverse intensità di luce naturale. La ritrattistica europea intorno al 1600, influenzata anche dalla pittura dei primi Paesi Bassi, spesso idealizzava i soggetti perfezionando i lineamenti del viso o adottando pose stilizzate. Le composizioni di nature morte, sia come opere autonome che come elementi all'interno di opere più ampie, hanno contribuito in modo significativo al progresso della pittura illusionistica. Tuttavia, all'interno della tradizione olandese della pittura floreale, queste opere spesso si discostavano dal rigoroso "realismo". Ciò era evidente nella pratica comune di abbinare fiori di diverse stagioni, sia per metodi compositivi basati su studi individuali, sia come convenzione artistica intenzionale. Inoltre, le elaborate esposizioni di mazzi di fiori in vasi, come raffigurate, non erano caratteristiche delle usanze del XVII secolo, dove i fiori venivano generalmente presentati singolarmente.
Rappresentazione di soggetti quotidiani
La rappresentazione di soggetti banali e quotidiani nell'arte possiede una lunga traiettoria storica, sebbene tali raffigurazioni fossero spesso relegate alla periferia delle composizioni o rese su scala ridotta. Questa pratica derivava in parte dall’alto costo dell’arte e dalla sua tipica commissione per specifici obiettivi religiosi, politici o personali, che di conseguenza limitavano l’assegnazione dello spazio o dell’attività artistica a queste scene ordinarie. I drölleries marginali nei manoscritti miniati medievali presentano occasionalmente scene in miniatura dell'esistenza quotidiana, mentre l'evoluzione della prospettiva ha introdotto ampi elementi di sfondo in numerose ambientazioni esterne. Convenzionalmente, l'arte medievale e del primo Rinascimento raffigurava figure non sacre in abiti contemporanei.
La prima pittura olandese estese la ritrattistica agli strati sociali inferiori, comprendendo i ricchi mercanti fiamminghi. Diversi esempi, in particolare il Ritratto dei Arnolfini di Jan van Eyck (1434) e, più frequentemente, opere religiose come la Pala d'altare di Merode di Robert Campin e la sua bottega (circa 1427), mostrano ritratti meticolosamente dettagliati di interni borghesi pieni di oggetti accuratamente resi. Tuttavia, questi oggetti servivano principalmente a trasmettere intricati strati di significato e simbolismo, diminuendo così qualsiasi impegno intrinseco al realismo fine a se stesso. I cicli artistici del tardo medioevo raffiguranti le Fatiche dei Mesi, numerosi esempi dei quali sono conservati nei libri d'ore, si concentrano sui contadini impegnati in compiti stagionali, spesso su elaborati fondali paesaggistici. Questi cicli furono determinanti nel far progredire sia l'arte del paesaggio che la rappresentazione dei normali individui della classe operaia.
Nel XVI secolo, una tendenza artistica prevalente prevedeva la creazione di dipinti di grandi dimensioni raffiguranti individui impegnati nel lavoro, in particolare all'interno dei mercati alimentari e delle cucine. In numerosi casi, i prodotti alimentari ricevevano un'enfasi visiva paragonabile a quella dei lavoratori stessi. Artisti degni di nota di questo periodo includevano Pieter Aertsen e suo nipote Joachim Beuckelaer nei Paesi Bassi, che impiegarono uno stile prevalentemente manierista. Allo stesso tempo, in Italia negli anni Ottanta del Cinquecento, il nascente Annibale Carracci adottò un'estetica grezza, mentre l'opera di Bartolomeo Passerotti occupava una posizione intermedia. Pieter Bruegel il Vecchio ha avuto un ruolo determinante nella creazione di rappresentazioni ampie e panoramiche della vita contadina. Queste prime raffigurazioni servirono da precursore alla diffusa popolarità della pittura di genere a tema lavorativo in tutta l’Europa del XVII secolo. L'età dell'oro olandese, in particolare, promosse diversi sottogeneri distinti, tra cui i Bamboccianti in Italia (sebbene composti principalmente da artisti dei Paesi Bassi) e il genere bodegones in Spagna. Quest'epoca vide anche l'integrazione di figure contadine non idealizzate nei dipinti storici di artisti come Jusepe de Ribera e Velázquez. In Francia, i fratelli Le Nain, insieme a numerosi artisti fiamminghi tra cui Adriaen Brouwer e David Teniers il Vecchio e il Giovane, raffiguravano spesso contadini, sebbene gli abitanti delle città fossero soggetti meno comuni. Durante il XVIII secolo, i dipinti di formato più piccolo raffiguranti individui che lavoravano mantennero la loro popolarità, traendo prevalentemente ispirazione dalle tradizioni artistiche olandesi e spesso raffiguranti soggetti femminili.
Una parte significativa dell'arte che ritrae individui comuni, in particolare in formato stampato, spesso trasmetteva temi comici o moralistici. Tuttavia, la stessa povertà dei sudditi raramente costituiva un elemento centrale del messaggio morale. Dalla metà del XIX secolo in poi, le rappresentazioni artistiche sottolinearono sempre più le difficoltà affrontate dai poveri. Nonostante questo sviluppo, che coincise con un’estesa migrazione dalle campagne alle città in gran parte dell’Europa, gli artisti continuarono in gran parte a rappresentare le popolazioni rurali povere. Al contrario, i vivaci paesaggi urbani guadagnarono il favore degli impressionisti e dei pittori affini, con le scene parigine particolarmente importanti.
I miniatori di manoscritti medievali ricevevano spesso commissioni per rappresentare soggetti tecnologici. Dopo il Rinascimento, tali immagini persistettero nelle illustrazioni e nelle stampe dei libri, con la notevole eccezione della pittura marina, che in gran parte si ritirò dalle belle arti fino all'avvento della prima rivoluzione industriale. Durante la prima rivoluzione industriale, un numero limitato di artisti, tra cui Joseph Wright di Derby e Philip James de Loutherbourg, rappresentarono scene di questo periodo di trasformazione. Questi soggetti industriali probabilmente ebbero un successo commerciale limitato, come evidenziato da una cospicua scarsità di raffigurazioni industriali nella pittura, a parte occasionali scene ferroviarie, fino alla fine del XIX secolo. Nell'ultima parte del XIX secolo divennero più comuni le commissioni per l'arte industriale, spesso avviate da industriali o per istituzioni situate in città industriali. Queste opere erano spesso di grandi dimensioni e occasionalmente permeate di una qualità quasi eroica.
Il realismo americano, un movimento artistico dell'inizio del XX secolo, rappresenta una delle numerose correnti moderne che hanno adottato questa particolare interpretazione del realismo.
Il movimento realista
Emerso a metà del XIX secolo, il movimento realista si sviluppò come controreazione sia al Romanticismo che alla pittura storica. Sostenendo la rappresentazione della vita "reale", i pittori realisti selezionarono lavoratori comuni e individui comuni impegnati in attività quotidiane nei loro ambienti tipici come soggetti primari per le loro opere. Figure di spicco di questo movimento includevano Gustave Courbet, Jean-François Millet, Honoré Daumier e Jean-Baptiste-Camille Corot. Ross Finocchio, già associato al Dipartimento di pittura europea del Metropolitan Museum of Art, osserva che i realisti utilizzavano dettagli senza abbellimenti per rappresentare le realtà della vita ordinaria contemporanea, una pratica parallela al movimento letterario naturalista esemplificato da Émile Zola, Honoré de Balzac e Gustave Flaubert.
Il movimento realista francese trovò sviluppi analoghi, anche se un po' più tardi, in altre nazioni occidentali. In particolare, in Russia, il gruppo Peredvizhniki, noto anche come gruppo Wanderers, fondato negli anni '60 dell'Ottocento e che organizzò mostre a partire dal 1871, comprendeva numerosi artisti realisti come Ilya Repin, Vasily Perov e Ivan Shishkin, influenzando in modo significativo l'arte russa. In Gran Bretagna, artisti come Hubert von Herkomer e Luke Fildes hanno ottenuto notevoli consensi per i loro dipinti realisti che affrontano questioni sociali.
Letteratura
In quanto movimento letterario, il realismo si basa fondamentalmente sul concetto di "realtà oggettiva", spesso generalmente caratterizzata come "la rappresentazione fedele della realtà". Si sforza di rappresentare le attività e la vita quotidiana, principalmente tra le classi medie o inferiori, prive di idealizzazione romantica o abbellimenti drammatici. Secondo Kornelije Kvas, "la figurazione e la riconfigurazione realistica della realtà formano costrutti logici simili alla nostra consueta nozione di realtà, senza violare il principio di tre tipi di leggi: quelle delle scienze naturali, quelle psicologiche e sociali". Questo approccio può essere inteso come uno sforzo generale di ritrarre i soggetti così come si presume esistano in una realtà oggettiva in terza persona, senza ornamenti o interpretazioni soggettive, e "in conformità con regole secolari ed empiriche". Di conseguenza, questa metodologia implica intrinsecamente la convinzione che tale realtà sia ontologicamente indipendente dalle strutture concettuali umane, dalle pratiche linguistiche e dalle credenze, essendo quindi accessibile all’artista per una rappresentazione fedele. Ian Watt postula che il realismo moderno "inizia dalla posizione secondo cui la verità può essere scoperta dall'individuo attraverso i sensi", facendo risalire le sue origini a Cartesio e Locke e ricevendo "la sua prima formulazione completa da Thomas Reid a metà del diciottesimo secolo".
Mentre la precedente era romantica emerse anche come risposta ai valori della rivoluzione industriale, il realismo, a sua volta, si sviluppò come contromovimento al romanticismo, portando alla sua frequente designazione peggiorativa come "realismo borghese tradizionale". Alcune figure letterarie vittoriane hanno prodotto opere in linea con i principi realisti. Le rigidità, le convenzioni e le limitazioni intrinseche del "realismo borghese" provocarono successivamente la rivolta successivamente identificata come modernismo. A partire dal 1900 circa, l'impulso principale della letteratura modernista fu la critica dell'ordine sociale borghese e della visione del mondo del XIX secolo, che fu sfidato da un'agenda antirazionalista, antirealista e antiborghese.
Teatro
È opinione diffusa che il realismo teatrale si sia manifestato per la prima volta nel teatro europeo nel corso del XIX secolo, emergendo come sottoprodotto della rivoluzione industriale e dell'era scientifica. Alcuni studiosi attribuiscono specificamente l'invenzione della fotografia come elemento fondativo del teatro realista, mentre altri sostengono che l'associazione tra realismo e dramma è considerevolmente più antica, evidenziata da principi drammatici come la presentazione di un mondo fisico che rispecchia da vicino la realtà.
Il risultato significativo del realismo nel teatro è stata la sua capacità di dirigere l'attenzione verso le sfide sociali e psicologiche inerenti alla vita ordinaria. In questi drammi, i personaggi sono spesso descritti come vittime di forze più grandi di loro, individui che affrontano un mondo in rapida accelerazione. I drammaturghi pionieristici di questo movimento descrivevano i loro personaggi come ordinari, spesso impotenti e incapaci di risolvere le loro difficoltà. Questo stile artistico mira a rappresentare la realtà come percepita dalla visione umana. Anton Cechov, ad esempio, utilizzava tecniche simili ai "lavori fotografici" per presentare uno "spaccato di vita" inalterato. Studiosi come Thomas Postlewait hanno osservato una pervasiva mescolanza di forme e funzioni melodrammatiche e realistiche nel corso del diciannovesimo e ventesimo secolo, dimostrabile dalla presenza di elementi melodrammatici all'interno di strutture realistiche e viceversa.
Negli Stati Uniti, il realismo drammatico ha preceduto il realismo immaginario di circa due decenni, con gli storici del teatro che ne hanno identificato l'impulso iniziale durante la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 dell'Ottocento. Il suo sviluppo è attribuito anche a William Dean Howells e Henry James, che furono importanti sostenitori del realismo e interpreti dei suoi principi estetici.
Dopo la seconda guerra mondiale, l'approccio realistico al teatro alla fine confluì con il nichilismo e l'assurdo.
Cinema
Il neorealismo italiano è stato un movimento cinematografico che incorporava elementi di realismo sviluppatosi nell'Italia del secondo dopoguerra. Figure di spicco del Neorealismo includevano Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Roberto Rossellini. In genere, il cinema realista affronta le preoccupazioni della società. Il realismo cinematografico è ampiamente classificato in due forme: realismo senza soluzione di continuità e realismo estetico. Il realismo senza soluzione di continuità utilizza strutture narrative e tecniche cinematografiche per generare un "effetto realtà", preservando così la sua autenticità percepita. Al contrario, il realismo estetico, inizialmente sostenuto dai registi francesi negli anni '30 e successivamente sostenuto da Andre Bazin negli anni '50, presuppone che "un film non può essere fissato per significare ciò che mostra", riconoscendo l'esistenza di diversi realismi. Di conseguenza, i professionisti del realismo estetico utilizzano riprese in esterni, illuminazione naturale e attori non professionisti per consentire agli spettatori di formare le proprie interpretazioni, piuttosto che essere guidati verso una "lettura preferita". Siegfried Kracauer ha inoltre affermato in modo evidente che il realismo costituisce la funzione fondamentale dell'arte cinematografica.
I registi che utilizzano il realismo estetico utilizzano riprese lunghe, messa a fuoco profonda e prospettive a 90 gradi all'altezza degli occhi per ridurre al minimo la manipolazione della percezione dello spettatore. I registi neorealisti italiani, attivi dopo la seconda guerra mondiale, adottarono approcci cinematografici realisti esistenti in Francia e Italia per creare un cinema politicamente orientato. Durante gli anni '60, i registi francesi produssero opere realistiche orientate politicamente, esemplificate dal cinéma vérité e dai film documentari di Jean Rouch. Allo stesso tempo, nel corso degli anni '50 e '60, i movimenti New Wave britannici, francesi e tedeschi nel cinema generarono produzioni di "spaccati di vita", compresi i drammi sul lavello della cucina prevalenti nel Regno Unito.
Opera
Il verismo costituiva una tradizione operistica post-romantica legata principalmente a compositori italiani, tra cui Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo, Umberto Giordano, Francesco Cilea e Giacomo Puccini. Questi compositori cercarono di integrare il naturalismo caratteristico di influenti autori della fine del XIX secolo, come Émile Zola, Gustave Flaubert e Henrik Ibsen, nella forma operistica. Questo stile emergente rappresentava drammi realistici, spesso con protagonisti cruenti e imperfetti delle classi inferiori, sebbene alcune interpretazioni lo caratterizzassero come una rappresentazione intensificata di eventi realistici. Mentre alcuni resoconti storici identificano Luisa Miller e La traviata di Giuseppe Verdi come i primi precursori del verismo, altri sostengono che il movimento iniziò nel 1890 con la prima della Cavalleria rusticana di Mascagni, raggiungendo il suo apice agli inizi del 1900. Successivamente seguì Pagliacci di Leoncavallo, un'opera che esplora temi di infedeltà, vendetta e violenza.
L'influenza del Verismo si estese alla Gran Bretagna, dove i suoi primi sostenitori includevano la collaborazione teatrale di epoca vittoriana tra il drammaturgo W. S. Gilbert e il compositore Arthur Sullivan (1842-1900). In particolare, la loro opera Iolanthe è considerata una rappresentazione realistica della nobiltà, nonostante incorpori elementi fantastici.
Note
Note
Riferimenti
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- Articolo sul realismo letterario americano nel sito Literary Movements
- Termine artistico: Realismo su tate.org.uk